Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Blackstar, il singolo che anticipa il nuovo album di David Bowie e il video di Johan Renck. Le prime impressioni 

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Quando Michael J. West dalle pagine di Jazz Times documentava l’enigmatico incontro tra David Bowie e l’orchestra di Maria Schneider, si chiedeva anche quanto Sue (or in A season of crime) avrebbe inciso sul futuro creativo del musicista britannico. La risposta è Blackstar, dove l’impostazione Jazzistica attraversa un territorio musicale sincretico che rilegge in forma meno improvvisativa alcuni aspetti della scrittura bowiana rovesciandone gli assunti. Le dichiarazioni di Tony Visconti, più critiche ai tempi della pubblicazione di The Next Day, hanno fatto il giro della stampa mondiale e sostanzialmente benedicono il nuovo corso come una forma di rinnovamento più netta: “Se avessimo utilizzato i musicisti con cui David collabora regolarmente avremmo visto dei performer rock suonare jazz, mentre con jazzisti che suonano rock tutto viene ribaltato [….] e non c’è niente che sia stato fatto in riferimento al passato“.

La nuova band di Bowie include quindi il sassofonista Donny McCaslin e il chitarrista Ben Monder entrambi parte della Maria Schneider Orchestra ai quali si sono aggiunti Mark Guiliana alla batteria, Tim Lefebvre al basso and Jason Lindner a piano e tastiere.

Donny McCaslin con Tim Lefebvre, Mark Guiliana, Jason Lindner @ 55 Bar NYC

Nei dieci minuti di Blackstar effettivamente accade di tutto, persino l’inserimento di un rispecchiamento parodico. Le liriche giocano con riferimenti religiosi e visioni apocalittiche, ma cambiano improvvisamente di senso con la sezione jazz-soul dove l’insieme dei sax suona assolutamente bowiano e il nostro sembra giocare con la retorica del crooner.
Nel video di Johan Renck la mimica della parte centrale è quella di Satchmo e la postura ha le caratteristiche dell’animazione statunitense degli anni trenta; è Bowie stesso a chiedere allo stesso regista di The Last Panthers che la resa e la velocità del framerate fosse quella del Popeye fleischeriano.

La Blackstar del crooner allora non è la stessa che sostituisce gli occhi del personaggio bendato (ancora gli accecamenti, ad allungare la serie di denigrazioni dell’occhio nella storia bowiana) , né quella crowleyana stampata sulla copertina di una bibbia nera brandita da un bowie predicatore; i segni vengono rovesciati, irrisi, sostitutiti e ricombinati, inclusi quelli della storia mitopoietica che ha attraversato la discografia bowiana, con la carcassa di un astronauta che si allontana verso un sole oscuro mentre la sua tuta abbandonata nasconde un teschio tempestato di gemme preziose, versione “nera” dello “skull” bianco di Damien Hirst, l’opera nota con il nome di “for the love of god“.

Video e liriche in questo senso intrecciano un percorso creativo che Bowie e Renck hanno discusso insieme scambiandosi idee, mentre il primo inviava disegni e bozzetti al secondo e interveniva direttamente nella costruzione di un immaginario che gioca con numerose tradizioni sacre. Sono certamente le tre figure umane appese come spaventapasseri ad un’esile croce di legno, simboli delle divinità rurali, ma anche i rituali di possessione voodoo e  tutte le simbologie Zoroastriane, non solo per quanto riguarda i riferimenti espliciti al pentacolo e alla torre Crowleyani, ma anche la nascita di un messia putrido che sorge dal sottosuolo, non così distante dall’incarnazione di Ahriman, uno dei nomi di Angra Mainy, “eterno dator dei mali e reggitor del moto“, come scriveva Giacomo Leopardi nella sua terribile invocazione Ad Arimane.

Chissà se la posizione di Bowie sia vicina a quella del poeta recanatese, per il quale l’andamento naturale dell’universo è diretto non altro che al male; ma al di là di esche e biforcazioni, dopo il defacement Raineriano di The Next Day, è interessante vedere il nostro ancora al centro di uno spossessamento che lo colloca fuori e dentro il proprio universo: “something happened on the day he died, spirit rose a metre then stepped aside, somebody else took his place and bravely cried: I’m a blackstar

David Bowie ★ Vinyl – Available 8 January 2016

David Bowie – Blackstar, il videoclip

 

Michele Faggi

Michele Faggi

Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.