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I Baker Brothers sono passati da Milano per promuovere il loro ottimo nuovo album, Time To Testify. Li abbiamo incontrati al Lo-Fi prima del loro concerto, un concentrato di funk-jazz ad alto tasso adrenalinico 

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Time To Testify è il nuovo album dei Baker Brothers, gruppo inglese che tra cambi di formazione (l’ultimo dei quali proprio prima della lavorazione del disco), collaborazioni varie e passaggi di etichetta è arrivato alla settima uscita ufficiale in dieci anni, restando sempre fedele al verbo funk, ma non per questo rinunciando ad osare e ad inserire elementi diversi nella propria musica. Il risultato è ancora una volta un’ora di grande black music, spinta da una sezione ritmica caldissima e impreziosita da interventi solisti jazzati capaci di dare quel tocco di classe in più. La band è passata da Milano, dal Lo-Fi precisamente, per l’unica data italiana (per ora) di presentazione dell’album. Abbiamo colto l’occasione per parlare un po’ con questa famiglia funk, rappresentata per l’occasione da Geoff Lai, il chitarrista, e Chris Pedley, basso e voce. Ecco cosa ci hanno detto su Time To Testify e molto altro.

Time To Testify esce per la Genki Brothers, che è un’etichetta giapponese, e per la Record Kicks, che invece è italiana. Cosa ci fa una band inglese su una label italiana?

G: La Record Kicks ci è sembrata la migliore tra quelle che abbiamo contattato, la più adatta a promuovere il nostro lavoro. C’erano un paio di etichette a Londra con cui abbiamo avuto contatti quando abbiamo iniziato a proporre il disco, ma la Record Kicks era quella più funk, e noi volevamo uscire per un’etichetta che fosse già esperta e conosciuta nel nostro ambito. È stata quindi la scelta giusta!

Abbiamo detto che l’altra label coinvolta è giapponese. In Giappone avete molti fan, come si può vedere dai video dei vostri live girati là. Come mai? Avete una spiegazione per questo successo in un paese così lontano?

G: Forse perché il manager della Genki ha lavorato con noi fin dall’inizio, ormai dieci anni fa, impegnandosi molto per promuoverci nella sua nazione. Quindi più o meno ogni anno abbiamo fatto uscire un disco in Giappone, alcuni dischi solo per quel mercato in particolare, e sono stati organizzati grossi show. Quindi il successo è dovuto a un grande lavoro e a un’ottima programmazione. Inoltre in Giappone amano tantissimo il jazz; sembra abbastanza strano, ma puoi trovare gente che suona jazz alle fermate degli autobus oppure mentre giri per una libreria in sottofondo puoi sentire John Coltrane o Miles Davis. Vanno veramente pazzi per questo genere, ma amano tutta la musica in generale.

 

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Fabio Pozzi

Fabio Pozzi

Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.