giovedì, Giugno 13, 2024

Baker Brothers, la foto-intervista @ Indie-Eye

Penso che Time To Testify possa essere descritto come un concept album sul tempo e le decisioni. Perché avete deciso di riflettere soprattutto su questi temi?

G: Probabilmente perché questo disco è l’inizio di una nuova era per la band: abbiamo una nuova line-up, un nuovo team che si occupa di scrivere le canzoni, nuovi brani, un nuovo sound. Penso che l’album sia molto riflessivo dal punto di vista dei testi, un confronto tra ciò che era prima e ciò che sarà poi, tra i vecchi Baker e i nuovi Baker, su come le cose sono cambiate e come si stanno sviluppando. L’album è stato registrato in modo molto spontaneo, in un breve lasso di tempo; è stato bello e stimolante lavorare così spontaneamente.

Singing songs for free/just won’t get the rent paid”, dite in questo album. È una delle decisioni su cui avete riflettuto durante la lavorazione del disco?

G: Quel testo è stato scritto da Paul Young, il sassofonista. Penso sia una frase che possa andare bene per ogni lavoro, non solo quello del musicista. Nel nostro caso, non possiamo fare troppi concerti gratis se vogliamo veramente vivere facendo questo.

C: A volte la gente non capisce questo fatto, pensa che tu possa sempre suonare gratis perché lo fai per amore di ciò che fai. Purtroppo non è così, quindi dobbiamo limitare solo ad occasioni molto speciali la partecipazione gratuita. Nella vita bisogna essere realisti, perché se non si riesce ad esserlo il futuro diventa molto difficile.

La vostra musica è in costante evoluzione, anche perché la line-up ha subito diverse variazioni, anche ultimamente come avete detto. Il primo grande cambiamento che avete fatto è stato però qualche anno fa, quando siete passati dal suonare pezzi solo strumentali ad inserire anche brani cantati. Come è avvenuto quel cambiamento? E ora, come decidete se un brano debba essere strumentale o avere anche un testo?

G: Non ti so dire come funzioni ora; semplicemente scriviamo le canzoni e se sentiamo che debbano essere strumentali, le facciamo così, se invece nascono con un testo, vuol dire che devono avere un testo. Ci basiamo solo sull’istinto e su quello che sentiamo mentre scriviamo. All’inizio ci ha spinto ad aggiungere i testi la voglia di evolverci, come dicevi. Se aggiungi un testo a una canzone, significa anche che hai qualcosa in più da comunicare, ed è anche per quello che abbiamo iniziato.

Fabio Pozzi
Fabio Pozzi
Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.

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