venerdì, Giugno 21, 2024

Dee Lei – S/T (Rogues, 2012)

Progetto pratese attivo dal 2008, Dee Lei (ex Malaparte) esordiscono con un lavoro in chiara controtendenza rispetto all’attuale voga musicale. Patrocinati dalla produzione di Paolo Benvegnù, Dee Lei danno forma ad un album melodico, lirico e dai ritmi mollemente rallentati.  Fin dal primo ascolto, Dee Lei si contraddistinguono per la ricercatezza della scelta stilistica: la presenza in prima linea della chitarra, l’attenzione per testi e metrica e, infine, un’interpretazione vocale rigorosa e aulica.

Pochi ma dosati elementi che accentuano le tonalità armoniche del disco rendendolo un artefatto di stimolo alla meditazione e all’introspezione. Analisi intima che, fortunatamente, non si chiude nella sfera del piagnisteo né si tramuta in un posticcio elenco di montaliani mali di vivere. Al contrario, Dee Lei si distendono ariosi e per le dieci tracce dell’album, evitando di incorrere nel rischio del sovraccarico e dell’incupimento. Molti sono i temi toccati; l’onirica descrizione sull’amore e la sua ambigua connotazione fra sogno e incubo (Sogno di volare), il desiderio di acquisto che genera una smania insana (Pop), il mare e la labilità dei suoi confini (Immobili (ad aspettare) e Mare Blu) fino ad una ardita rielaborazione del pensiero espresso dalla frase “la religione è l’oppio dei popoli” (Il testimone). Dieci diapositive che ritraggono situazioni di vita, impressioni e malintesi; un approccio che volontariamente o meno, sembra particolarmente affine all’afflato vitale di Hermann, in particolare per quanto riguarda la cura e la ricerca degli arrangiamenti.
Tracce che si impongono con forza magnetica, attraggono in profondità e invogliano a proseguire nell’ascolto. Dee Lei entrano con coraggio nella girandola della proposta odierna, spezzandone l’uniformità e la ripetizione. Un disco con un side femminile e come tale, deliziosamente intricato e mutevole.

Giulia Bertuzzi
Giulia Bertuzzi
Giulia vede la luce (al neon) tra le corsie dell'ospedale di Brescia. Studia in città nebbiose, cambia case, letti e comuni. Si laurea, diventa giornalista pubblicista. Da sempre macina chilometri per i concerti e guadagna spesso la prima fila.

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