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FOGG. Musica che va verso l'acqua e dall'acqua rinasce diversa. Uno dei progetti più stimolanti tra i 30 selezionati per le eliminatorie del Rock Contest Fiorentino. Un giovane musicista misterioso, un esploratore. 

Di

È misterioso e di poche parole FOGG, preferisce non parlare troppo di se. Viene da Pontedera, ma è già un’informazione di troppo, perché la sua scheda stampa è un foglio bianco, senza alcuna indicazione e che alla proliferazione della prosa, preferisce la dimensione evocativa.

Fogg nasce oggi e nessuno lo conosce.
Fogg suona da vent’anni ma nessuno lo ha mai sentito.
Fogg non ha forma, è niente e nessuno.
È come la nebbia,
e come il mare.

Un rifiuto degli standard legati alla comunicazione che ci piace moltissimo. La sua musica ha una qualità acquatica predominante e i due brani che ha concesso al Rock Contest fiorentino, pur trovandosi agli antipodi per quanto riguarda l’approccio strumentale, hanno la stessa prossimità diaristica. Un’intimità che riserva notevoli sorprese al di là della veste apparentemente cantautorale. Nella musica del giovane musicista c’è una propensione orchestrale e una naturale preferenza per l’astrazione, che rende tutto più profondo rispetto alle consuete regole del songwriting.
La nebbia, allusa dal mispelling del suo moniker, ci ha fatto pensare a Phileas Fogg, “esploratore” eccentrico, nato dalla fantasia di Jules Verne.

Durante l’intervista, non siamo riusciti a strappargli molte informazioni, ma in questo squilibrio tra domanda e risposta, i suoi motti di spirito ci sono sembrati formidabili e aderenti a quello che della sua musica si può ascoltare attraverso la scheda approntata per lui dal Rock Contest  sul sito ufficiale della manifestazione fiorentina.

Dalla misteriosa scheda che hai diffuso attraverso l’ufficio stampa e il sito ufficiale del Rock Contest Firenze, emergono due aspetti contraddittori ma assolutamente affascinanti. Suoni da vent’anni, ma sei giovanissimo. Il tempo è l’eta sono probabilmente il miglior alibi per venderti una nuova lavatrice. Quando hai cominciato ad avvicinarti a suoni e strumenti?

Direi da sempre. L’apparato uditivo è tra i primi a formarsi e nella mia testa non si spegne mai.

Non hai forma, non sei niente. Non sei nessuno. Cito ancora la tua scheda originale. Cosa ti affascina del mare, habitat da dove sembra provenire la tua musica?

Del mare mi affascina la sua contradditorietà. E’ sempre qualcosa ma anche il suo esatto opposto. Nasconde e scopre, contiene e distrugge ma senza forma né identità.

I due brani che abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare e che sono pubblicati sulla pagina del Rock contest a te dedicata, hanno in comune questa dimensione acquatica, ma sono molto diversi dal punto di vista delle scelte sonore. Il primo completamente elettronico, ad eccezione della tua voce, il secondo di impostazione quasi completamente acustica. Dov’è l’affinità, se c’è tra i due modi di dar forma ai tuoi brani?

I brani nascono in modo molto simile, ovvero da una sorta di sensazione che voglio comunicare. Poi da lì cerco di scegliere gli strumenti più adatti senza pormi dei limiti, come un artigiano. E ed è per questo che si creano sonorità differenti.

Parto dal secondo brano. Mi ha ricordato l’astrazione atemporale di quelli acustici scritti da Bill Callahan, durante il magnifico periodo “Smog”. Al di là di gusti e preferenze, che se vuoi puoi raccontarci, mi colpisce questo minimalismo scabro e amaro. Il mare può essere come il deserto e nel testo parli di tempo, buchi neri, assenza di gravità, entropia. Da dove nasce tutto questo?

Mi piaceva richiamare un ambiente arrendevole. Il risultato credo sia una sorta di “osservazione del vuoto” in forma musicale.

Componi sott’acqua? La domanda non ha un’accezione ironica, tutt’altro.

No.

I tuoi set live. Non hai forma ma il 24 ottobre sarai sul palco del Rock Contest, un appuntamento importante, come ti presenterai. Da solo, in duo, con una chitarra, tastiere…raccontaci un po’

Non lo so. Però mi piacciono le cose nuove.

FOGG il nome. Potrebbe essere nebbia, nonostante il mare, ma più dei banchi che impediscono visibilità, pensavamo ad uno straordinario viaggiatore. Ti piace Jules Verne?

Adoro i viaggi, gli esploratori ed i luoghi inospitali. E anche Jules Verne.

Questa essenzialità, l’amore per l’elemento acquatico, la foto che hai diffuso, dove sott’acqua esplori probabilmente il fondale con una maschera. Insieme alla tua musica, che sembra provenire da un altro mondo, ci ha fatto pensare ad una strana retro-fantascienza. Cosa ne pensi?

Credo che possa essere plausibile. Penso che avere un immaginario personale sia molto importante per un viaggiatore.

Quali sono i tuoi progetti, al di là dei due brani che abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare?

Ci sono molte cose che bollono in pentola ma è presto per parlarne. Tra queste c’è il viaggiare con la musica e nella musica.

Il Rock contest è la manifestazione più importante, a livello nazionale, tra quelle che offrono opportunità ai giovani talenti. Rispetto alla filosofia dei Talent, concepita per macellare risorse ed energie e far fluire i soldi altrove tranne che nelle tasche degli artisti, la manifestazione fiorentina si fa carico di una rete attiva e produttiva, inserendo gli artisti in un contesto stimolante e da subito, concreto. Tu cosa ne pensi e perché hai deciso di prendere finalmente forma con la tua musica?

Considero il Rock Contest una prova entusiasmante. Potrebbe essere una succosa propulsione per i miei prossimi spostamenti. O forse è più come una scommessa, come il giro del Mondo.

FOGG si esibirà durante la prima eliminatoria del Rock Contest Fiorentino, il prossimo 24 ottobre 2017.

 

Michele Faggi

Michele Faggi

Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.