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«Push me down, Love, push me down» Quando l'amore ci sfugge e ci porta sul ciglio della scogliera. Girato con uno Huawei P8 Lite, il nuovo video di Guido Celli per Saint Huck è uno straordinario viaggio nella notte. Onirico e tattile allo stesso tempo. In esclusiva lancio su indie-eye, dopo "Hidden Words" ecco il secondo capitolo della trilogia video di Saint Huck. 

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Saint Huck e il talentuoso Guido Celli di nuovo insieme. Dopo l’esclusiva di Hidden Words, lanciato proprio qui su indie-eye VIDEOCLIP, proponiamo il secondo capitolo di quella che possiamo considerare una trilogia, insieme ad un terzo video dedicato a “The Deepest Sea” ancora in fase di lavorazione e che vedremo presto. Perla clip di Reef Celli sembra essersi ispirato in parte al modo in cui la notte è stata filmata e osservata lungo la storia del cinema, senza per questo cadere nella trappola dell’imitazione Lynchana, che in termini “semantici” ha fatto da strano attrattore per diversi decenni. Il suo lavoro ha una qualità tattile che ancora una volta sfrutta la cornice del formato per andare oltre la superficie dell’immagine. Realizzato con mezzi “mobile” è uno dei rari e coraggiosi esempi italiani di come si possa piegare le nuove tecnologie destinate al consumo di massa, forzandone i limiti e trovando nuove strade espressive, fuori dalla dimensione amatoriale e totalmente dentro quella poetica. Astruc ne andrebbe fiero.

Saint Huck – Reef – Il video di Guido Celli realizzato con uno Huawei P8 Lite

Livio Lombardo aka Saint Huck ci racconta il video di Reef

“Reef” nasce davanti a una scogliera affacciata sul Mediterraneo – ci ha raccontato Livio Lombardo aka Saint Huck – È la storia di un abbandono, un abbandono agito e subito, che contiene una preghiera di salvezza che rimane inascoltata. La narrazione è interamente giocata su un’ambivalenza: l’ebbrezza e il dolore, il lasciarsi andare come fuga verso la libertà, un desiderio di perdizione e annientamento al tempo stesso. Guido Celli ha colto perfettamente l’essenza del brano: l’assenza d’Amore, che non è che una vaga stella del sogno, una voragine per cui farsi caduta. Una tensione essenziale in cui tutto sfugge, tutto è impossibile, indicibile, indefinibile

Guido Celli dirige “Reef” per Saint Huck. L’intervista

Che relazione ha “Reef” con il precedente video realizzato per Saint Huck?

“Reef” è il secondo video che realizzo per Saint Huck. Lo realizzo con l’idea di mettere in scena il secondo capitolo di una trilogia onirico-sensuale dal titolo “BROKEN BRANCHES/OUR LOVE DISASTER”, che trae ispirazione dall’album d’esordio di Saint Huck e che ho inaugurato con il video di “Hidden Words”, presentato in esclusiva proprio qui Su Indie-Eye.

La notte, una dimensione quasi tattile che lambisce i corpi. Puoi raccontarci lo spirito del video?

Anche in questo caso la protagonista incontrastata è Amore, declinata nel suo essere notturna, femminile. Rispetto, però, a “Hidden Words”, che si giocava interamente in seno a una claustrofobia, nel buco di una serratura, “Reef” accade all’interno di una narrazione aperta e indefinita, come quella che appartiene al sogno. Tutto in “Reef” è all’oscuro dell’occhio, che non può vedere né toccare Amore. La visione che punta sul mondo è una pellicola di stonature, una seta di nebbia, una ragnatela di bui.

Che tecnica hai utilizzato per la realizzazione del video?

Il video di “Reef” è stato realizzato, come quello di “Hidden Words”, con un telefono cellulare Huawei P8 Lite.

E la location?

Tutto il materiale è stato girato in un’unica notte su delle pendici sassose, il fianco spinoso della salita al Castello Garagnone, nella Murgia.

Che tipo di illuminazione avete utilizzato?

Approfittando di una notte senza luna si è deciso, insieme a Emanuele Poki, il direttore della fotografia, di usare una torcia elettrica per sottolineare il forte contrasto tra lo svelamento e l’oscurità e corroborare l’emotività della visione. Mi è sembrato il modo migliore di rendere in immagine l’atmosfera ombelicale e allucinatrice di “Reef”. Il brano di Saint Huck ha infatti una coda molto cinematografica, che trovo bellissima e che porta un azzardo di luce ad una narrativa giocata su un buio di corda.

Cosa ha generato queste immagini così caratterizzate. Raccontaci la relazione tra immagini e musica, dal tuo punto di vista

Quando ascoltai “Reef” per la prima volta mi venne subito in mente una cartilagine di immagini puntata dritto verso il cuore. “Reef” racconta, a mio avviso, lo sprofondo che ci attende quando Amore ci sfugge, quando Amore ci porta sul ciglio della scogliera, ci poggia la mano su una spalla e poi ci spinge giù, sorridendo. Il cammino che si vede nel video è fatto da piedi che questo abisso lo vanno cercando: «Push me down, Love, push me down»

Saint Huck dal vivo. Le date del tour

16 Novembre – Industrial/culzon – Leonforte (EN)-
17 Novembre – Associazione Spazio Scena – Castelbuono (PA) –
30 Novembre – Garibaldi Books and Records – Palermo
8 Dicembre – démodè – Vitoria (RG)