mercoledì, Dicembre 2, 2020

Music for no movies – violent zen (Fluttery Records, 2011)

Violent Zen è il primo full lenght a nome Music For no Movies, progetto che si riferisce a Federico Fantuz, chitarrista Bolognese noto per il suo lungo sodalizio artistico con Beatrice Antolini e per un numero notevole di collaborazioni con artisti come Vittorio Carniglia e Nave Cargo Parampampoli, Nicola Barilli e CuldeSac, Sergio Altamura, E.L. Quartet, Shiva Bakta, Loungedelic e Pippo De Palma, Mariposa, Edgar Cafè, solo per citarne alcuni. La raccolta include 11 pezzi strumentali concepiti a partire da un’intuizione per certi versi paesaggistica che Federico stesso descrive con un’immagine dell’assenza: “musica per tempi morti”, illusioni acustiche in cerca di un riflesso ottico; un percorso che ha molto della ricerca acusmatica almeno in quel doppio movimento in grado di generare in prima istanza suoni sconnessi da un’ambito fenomenologico e al contrario, come processo sia induttivo che deduttivo, di produrre spazi immaginari, miraggi, veri e propri Doppelgänger, procedimento vicino a quell’idea di immaginary soundtracks che ci sta a cuore da tempo e che per motivi diversi, attraversa parte della musica di Bruno Dorella; la struttura di Earth Job, la traccia che introduce l’album, mette insieme questi elementi con una scansione temporale che sembra prelevata dalla cronometria immaginifica di Danny Elfman, immersa in un contesto fenomenico amplificato; registrata insieme a Luca Nicolasi (bassista nella band di Beatrice Antolini) distorce la percezione acustica di oggetti quotidiani in un intreccio tra meccanico e immaginifico, inorganico e spirituale. Fantuz utilizza per un buon numero di tracce la tecnica del reverse recording come un simulacro che pedina da vicino la concretezza materiale della sua chitarra acustica, immagine riflessa che pur mantenendo un taglio scabro e minimale sdoppia il suono per raffigurare la mutazione di un paesaggio interiore; è un contrasto forte e vitale tra superficie e vuoto che infonde energia creativa a tutte le tracce di Violent Zen, a partire dalla notevole Space trees, sbilanciata tra aperture aeree e un’elettronica grottesca e mostruosa, vicina per certi versi all’esperienza di Jay Chattaway per il cinema di William Lustig (Maniac, Vigilante) nel disegnare i relitti di un paesaggio urbano disumanizzato; del resto in alcune interviste reperibili in rete Fantuz parla di Blade Runner (Vangelis) e After Hours (Howard Shore) come possibili e indirette influenze per la sua musica, punti antipodali di un’estetica che riesce a ottenere il meglio dalla “volgarità” mimetica dell’elettronica per il cinema popolare come se fosse una sorta di immagine sonora del mondo,  e che allo stesso tempo guarda oltre l’esperienza sensibile grazie ad un’idea di orchestrazione che, per rubare una nota intuizione di Pierre Schaffer, restituisce all’udito una facoltà percettiva “totale”, senso che in altri casi si appoggerebbe ad esperienze sensibili familiari; basta pensare, come applicazioni di questi principi in un ambito narrativo, al lavoro di Shore nel defunzionalizzare range e timbrica dell’orchestra tradizionale. Anche per questo motivo ci sembra semplicemente “vera” la definizione che Federico da della sua stessa musica, come esperienza “orfana” di immagini; tracce come Waterquake, sviluppata con i sensi in apnea nella fusione tra analogico ed elettronico, Arvo moon, desertificazione lunare molto vicina ai Tindersticks più sconosciuti, quelli per il cinema di Claire Denis (in particolare, Vendredì soir), il country astrale di Wind Wash o l’incedere grottesco di Stupid american elephant drunk joy joke, altro episodio di “mostruosa” distorsione percettiva, sembrano puntare nella direzione di un azzeramento del senso; insieme alla musica di un altro grande tessitore di illusioni, Alessandro Stefana (recensito qui e anche qui su Indie-eye.it) quella di Federico Fantuz possiede una sensibilità molto rara in grado di descrivere uno spazio sensoriale senza funzione, un luogo privo di immagini ipertrofiche e di simulacri enciclopedici, proprio per questo,  potenzialmente visionario.

Music For No movies è uscito in versione fisica il 21 aprile 2011 per l’etichetta Americana Fluttery Records

In versione digitale è disponibile anche su iTunes

Music for no movies su myspace

 

Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.

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