venerdì, Settembre 25, 2020

St. Vincent @ urbino – Frequenze disturbate – 9 agosto

[ Foto di Francesca Pontiggia; per il set fotografico completo del concerto di St. Vincent, vai da questa parte]

“Marry Me” di St. Vincent è sicuramente uno dei migliori dischi dello scorso anno, esempio di ottimo songwriting e di incredibile capacità di coniugare linguaggi diversi, tra jazz, rock e folk.
Normale quindi attendersi molto dall’esibizione di Annie Clark a Urbino nell’ambito di Frequenze Disturbate. Lei ripaga le attese dimostrando classe e talento con un concerto davvero emozionante, sola sul palco con la sua chitarra riesce ad incantare il pubblico anche con le versioni per così dire minimali dei suoi brani. Bastano infatti le sue capacità vocali e di chitarrista a rendere appieno la bellezza delle melodie delle sue canzoni, che già risplendevano con i ricchi arrangiamenti presenti sul disco.
Dopo essere già salita sul palco per duettare con My Brightest Diamond in “Freak Out”, Annie comincia il suo set con quello che è anche il primo brano di “Marry Me”, cioè “Now, Now”, seguito da “Human Racing” e dalla title-track. Già da queste tre canzoni si capisce la bravura della cantautrice, sia dal punto di vista vocale sia strumentale, con delicati arpeggi alternati a sfuriate quasi noise. Sfuriate che accompagnano quasi interamente la successiva “Dig A Pony”, cover dei Beatles che Annie affronta senza timori e con ottimi risultati. A seguire spazio per un inedito, “Bang Bang”, che non solo nel titolo richiama atmosfere anni ’60. Da qui in poi ritorno ai brani del disco, a partire da “All My Stars Aligned”, passando alla più riflessiva “Landmines” e ri-accelerando con la successiva “Paris Is Burning”, cantata con doppio microfono. Finale con l’accoppiata formata da “Your Lips Are Red” e “What Me Worry?”, a ribadire le abilità di Annie sia come intrattenitrice, quando nella prima trascina il pubblico in un battito di mani corale, sia in momenti più intimi, quando nella seconda crea attimi di tensione su cui spicca la sua voce.

Fabio Pozzi
Fabio Pozzi
Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.

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