Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Federico Fragasso incontra insieme a Bianca Greco Giovanni Succi dei Bachi da Pietra prima del loro concerto in Sala Vanni a Firenze, del 21-02-2013 

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“Quintale” è stato definito dalla stampa il vostro disco metal. L’occasione mi fornisce l’assist per affrontare una questione che mi sembra interessante. Io da ragazzino ero un grandissimo fan dell’heavy metal. Ti parlo di metà anni ’90, quando ascoltare metal era considerata una cosa da sfigati…

Immaginati quanto era da sfigati farlo negli anni ’80, quando ero un fan io!

… beh, all’epoca i metallari venivano guardati storto dai fan dei Sonic Youth.  A me heavy metal, punk ed alternative sono sempre sembrati ascolti complementari e compatibili. Di conseguenza, quando ho realizzato che un gruppo come il vostro – rispettato nel circuito indipendente in virtù del carico intellettuale che si porta dietro – stava rivisitando un genere che considero il non plus ultra del nazionalpopolare, sono letteralmente impazzito!

Ti ringrazio, mi fa molto piacere sentirtelo dire.

Il metal mi sembra un filone che può fornire intuizioni interessanti a livello musicale, e ho sempre sperato in una sua legittimazione all’interno dei circuiti alternativi. Qualche giorno fa ero in macchina con un amico, ascoltavamo “Kill ‘Em All” a tutto volume. Era una vita che non sentivo quel disco, e mi sono ritrovato a pensare che – nonostante l’immaturità tipica di un’opera prima – è davvero un prodotto eccezionale.

Concordo. Pensa che Kill ‘Em All l’ho comprato quando è uscito, nel 1983. Il mio spirito è rimasto sostanzialmente lo stesso di allora. Mi fa piacere che persone come te riescano a coglierlo. Visto che siamo a Firenze ti faccio notare un parallelismo piuttosto bizzaro. All’epoca di Dante Alighieri la lingua ufficiale degli intellettuali era il latino. Non era assolutamente scontato che lui scegliesse di scrivere in volgare. La critica dell’epoca fu anzi piuttosto scettica riguardo alla sua produzione in lingua volgare. Beh, allo stesso modo io ho deciso di utilizzare un linguaggio nazionalpopolare, come tu lo definisci, per smantellare quelle che da molti venivano interpretate come scelte intellettualistiche. A me è sempre sembrato evidente che la nostra musica rimestasse nel torbido, e credo che quanti ci seguono con passione da tempo ne siano consapevoli. L’abbiamo sempre dichiarato apertamente: il nostro è blues andato a male, lasciato a marcire in cantina. Niente di più, e probabilmente niente di meno. Non abbiamo un approccio da gruppo di ricerca o da presunta avanguardia, come spesso ci hanno definiti. E questo per un motivo molto semplice: l’avanguardia non si pone come obbiettivo quello di produrre canzoni. Che al contrario è sempre stato il mio obbiettivo. Forse ho mischiato un po’ le carte in tavola, ma ho sempre scritto semplici canzoni. Non ho mai prodotto dischi di fischi, di frulli di passeri, di scorregge di angeli, di radio che sbottano, di civette che trottano. Quello che ho fatto è sotto gli occhi di tutti, e parla da sé.

Parlando di scrivere canzoni, un pezzo come Fessura mi ha affascinato molto, proprio per la sua semplicità. Nel descriverlo sono stato anche un po’ provocatorio, paragonandolo a certi brani dei Litfiba o di Ligabue…

(Qui Succi strabuzza gli occhi per un attimo, ma si riprende in maniera molto signorile). Beh, mi fai un gran complimento, perchè quelli sono brani che sono entrati nella vita di tutti.

Mi sembra un tentativo esplicito di arrivare a qualcosa che sia una bella canzone e basta, senza la protezione di schermi concettuali o roba del genere.

In passato ho sempre scelto di non ripetere determinate parti nei brani che scrivevo, parti che pure avrebbero potuto funzionare benissimo come ritornelli. Per una mia forma di perversione ho deciso di rifuggire l’ovvio, o forse l’ho fatto solo perchè mi annoio in fretta. Il processo per arrivare a Fessura è stato dunque molto lungo. La canzone si basa su un giro di accordi dalla semplicità disarmante. Volevo che anche il testo fosse altrettanto semplice. E che in qualche modo contenesse il germe che andava a mutare qualcosa nella pancia di qualcuno.

Mi sembra una scelta che presuppone ben più palle del passaggio al metal.

Beh, vediamo se me ne crescerà mai una terza, allora!

Foto di Bianca Greco

 

 

 

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Federico Fragasso

Federico Fragasso

Federico Fragasso è giornalista free-lance, non-musicista, ascoltatore, spettatore, stratega obliquo, esegeta del rumore bianco