sabato, Dicembre 3, 2022

The Black Angels @ Rock En Seine, la foto-intervista

Il disco sarà molto più breve dei precedenti. Come mai?

È il nostro disco più breve, dura 35 minuti. Ci siamo in parte ispirati alle Nuggets e all’approccio che avevano le band degli anni ’60, quindi pezzi brevi e abbastanza diretti. Magari per il prossimo disco cambieremo ancora e torneremo a lunghe durate, chissà. Stavolta abbiamo deciso di lavorare in questo modo.

Avete registrato il disco a Los Angeles; in un’intervista avete detto che è stato abbastanza difficile lavorare in quella città, dato che moltissime ottime band della storia hanno registrato lì. Avete sentito una pressione maggiore per questo?

No, non sentivamo una pressione particolare. È stato molto bello registrare a Los Angeles. I primi due dischi li avevamo preparati nella nostra città, Austin, e avevamo stabilito delle modalità quasi fisse per il nostro processo creativo. Cambiando città abbiamo anche potuto cambiare il nostro approccio. Siamo stati lì la prima volta per due mesi, a inizio 2009, poi ancora da ottobre, con Dave Sardy, che ci ha spinto molto a provare cose che non avevamo mai fatto prima, sia a livello di suoni che di forma delle canzoni.

Un paio di anni fa avete avuto l’onore di suonare alcuni concerti con Roky Erickson. Com’è stata quell’esperienza?

È stata sicuramente una grande esperienza, strana ma emozionante. Abbiamo avuto contatti col suo management e siamo riusciti ad incontrarlo e a convincerlo a fare delle date con noi. Non è stato per nulla facile, né questa prima parte, ma ancor di più poi, per preparare i concerti. Al primo incontro abbiamo cercato di convincerlo a fare dei vecchi brani dei 13th Floor Elevators, come ad esempio Roller Coaster o Fire Engine, ma lui non li voleva fare e, a dir la verità, nemmeno se li ricordava. Noi siamo tutti cresciuti con il mito dei 13th Floor Elevators, essendo di Austin, dunque pensavamo di suonare proprio i brani della sua band, la vedevamo come un’occasione unica, un sogno che si realizzava. Infatti col tempo siamo riusciti a portarlo dalla nostra parte, anche se non è per nulla facile trattare con lui, porta con sé i segni di tutto ciò che ha passato nella sua vita, quello che gli è stato fatto in manicomio e tutto il resto. Comunque, anche grazie al suo management, alla fine abbiamo suonato molti pezzi degli Elevators durante le date che abbiamo fatto e tutto è andato per il meglio. Roky ha ancora una voce eccezionale e sentirla accompagnata dai nostri strumenti è stato davvero fantastico.

Cosa pensate invece del disco che ha fatto con gli Okkervil River?

È sicuramente un bel disco, conosciamo Will Sheff e ha fatto un ottimo lavoro con Roky. In realtà c’era stata la possibilità anche per noi di fare un disco con Roky, ma per divergenze di opinioni con il suo management, che per i live ci aveva invece supportati, alla fine non se n’è fatto nulla. Nel disco avremmo voluto riprendere in pieno lo spirito dei 13th Floor Elevators, utilizzare l’electric jug e tutto il resto, in pratica fare quello che poteva essere considerato come “il disco mancante dei 13th Floor Elevators”. Probabilmente loro volevano qualcosa di più appetibile commercialmente; credo che per questo abbiano scelto gli Okkervil, sicuramente più a loro agio con le ballate e i brani che sono stati messi nell’album.

Com’è la scena di Austin? A giudicare da voi e da tutti gli eventi che avvengono sembra una delle più fertili ed interessanti d’America…

In effetti è così, ed è abbastanza strano se si pensa che siamo in Texas. Si respira musica praticamente sempre e ancor di più quando c’è il South By Southwest, naturalmente. In più c’è sempre stata una buona tradizione per quanto riguarda il nostro genere, la musica psichedelica, forse perché in molti hanno visto come esempi proprio i 13th Floor Elevators, che sono partiti proprio da Austin a metà degli anni ’60, una cosa quasi incredibile a pensarci, visto com’era il clima culturale e anche politico allora nel nostro stato. Oggi ci troviamo benissimo ad Austin e crediamo sia un ottimo luogo per fare musica, uno dei migliori in assoluto.

Progetti per il futuro? Avete già in mente qualcosa per il prossimo disco?

In realtà no, Phosphene Dream è appena uscito, quindi ci dedicheremo solamente a portarlo in giro per qualche mese, andando avanti e indietro tra America ed Europa. Sarà un bell’impegno, ma stare in giro in tour ci piace, suonare ogni giorno davanti a un pubblico diverso è la cosa migliore per un musicista. Quindi penseremo al prossimo lavoro, a che direzione dargli, solo a partire dall’anno prossimo. Per ora non sappiamo dirvi nulla, a parte qualche vaga idea su nuovi suoni che vorremmo esplorare.

Fabio Pozzi
Fabio Pozzi
Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.

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