Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

The Pop Group tornano dopo 35 anni con un nuovo album di inediti intitolato "Citizen Zombie", in occasione dell'uscita, prevista per il 23 febbraio prossimo, il frontman e leader della band, Mark Stewart, ci ha concesso un'intervista fiume illustrandoci nel dettaglio gli eventi che hanno portato alla realizzazione dell'album pubblicato da Freak R Us. 

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A seguito di un’inattesa reunion (risalente al 2010) e di un lunghissimo silenzio discografico – interrotto lo scorso Ottobre dalla ri-pubblicazione di We are Time e dalla compilazione di una seconda raccolta di odds and sodds, Cabinet of Curiosities – i pionieri del post-punk britannico The Pop Group ritornano oggi sulla scena con Citizen Zombie, il primo album di inediti in 35 anni. Un’opera che sicuramente prenderà in contropiede più di un ascoltatore, dal momento che presenta alcune significative novità. Se infatti brani come Shadow Child o Box 9 rievocano il sound del tempo che fu, altrove la folle rilettura di ritmi funk, jazz e dub in chiave avanguardistica – modus operandi che da sempre contraddistingue l’opera dei quattro – assume contorni inediti: laddove la title-track aggiorna la formula Pop Group all’era della dubstep, Mad Truth, S.o.p.h.i.a o Age of Miracles sono esempi di disco mutante contraddistinti da un’imprevedibile sensibilità melodica. Sensibilità che raggiunge l’apice nell’etereo gioiellino pop Nowhere Girl, brano che sconfessa completamente quanto fatto fin’ora dal gruppo. Anche i momenti più aggressivi (The Immaculate Deception) o destrutturati (Nations, Echelon) partono da premesse differenti rispetto al passato, ricorrendo ad un uso dell’elettronica decisamente massiccio. Nel corso di una lunga intervista telefonica, abbiamo chiesto al frontman Mark Stewart di illustrarci nel dettaglio la tavolozza stilistica di Citizen Zombie. Compito che il fantasmagorico Stewart ha affrontato con la consueta disponibilità ed il consueto entusiasmo.

Indie-Eye: Ciao Mark, come stai? È un piacere tornare a parlare con te. L’ultima volta ci eravamo sentiti nel 2012, in occasione dell’uscita del tuo disco solista The Politics of Envy, e della successiva versione dub Exorcism of Envy

Mark Stewart: Oh sì, mi ricordo… Sembra che Indie-eye stia diventando una rivista davvero importante!

IE: Beh, ti ringrazio. Oggi parliamo della tua storica band, i Pop Group. Raccontaci come mai avete deciso di tornare a lavorare insieme dopo tutto questo tempo. Mi stavo chiedendo se il punk-funk revival propagandato dall’underground Newyorkese fin dai primi anni ’00 (un genere che deve praticamente tutto agli esperimenti del Pop Group di fine anni ’70) non abbia in qualche modo contribuito a spingervi in questa direzione…

MS: No, direi di no. Non credo di poterti dare una spiegazione troppo ragionata da questo punto di vista, di norma faccio semplicemente quello che mi sento di fare. Ma ti dirò, quando ho scoperto l’esistenza dei Radio 4, dei !!! e di tutti quei bei gruppi Newyorkesi ho pensato che il movimento era davvero interessante… perchè ogni generazione trova il proprio modo di sperimentare… non è che stiano copiando noi… prendono in prestito qualcosa qui e là, ma lo rielaborano a modo loro, come del resto faccio anche io… pensavo che la moda punk-funk revival sarebbe durata un anno o due, e che poi le persone si sarebbero dedicate ad altro… ma questa scena è tutt’oggi fiorente… per esempio, adesso c’è questo gruppo chiamato Viet Cong, con cui abbiamo suonato di recente… sono i pupilli di Pitchfork e stanno veramente andando forte… sembra che in generale il pubblico contemporaneo sia affamato di quel genere di sperimentazione che appassionava anche noi intorno al ’78/’79… e a dir la verità sembra che lo zeitgeist post-punk sia stato raggiunto soltanto oggi, ah, ah! Strano, no?! Questi ragazzi si rifanno alle stesse cose che ispiravano noi, roba come Stooges, King Tubby, il Power Electronics… roba favolosa, rumore favoloso… ma anche la scena odierna offre spunti incredibili da cui sto cercando di trarre ispirazione… Mi piacciono la footwork di Chicago, certi ritmi digital Cumbia… lo vedo come una specie di circolo virtuoso, in cui gli artisti si ispirano a vicenda… alcune persone mi dicono “quella band suona proprio come il Pop Group!”, ma io penso che i gruppi di oggi stiano semplicemente cercando di sperimentare in libertà… per dirti, il punk-funk revival Newyorkese è stato una reazione al Garage Rock che all’epoca andava per la maggiore.

IE: Si, è strano… è come se per un ventennio la gente si fosse dimenticata di quello che avevate raggiunto… agli inizi del 2000 la scena musicale era tutta alternative rock e chitarroni…

MS: Ah, ma quella era solo l’immagine riportata dalle riviste mainstream! Il punto è: che significato vogliamo dare alla parola “alternativo”? Mi sono battuto tutta la vita per essere “alternativo”, ma al giorno d’oggi l’aggettivo ha perso il suo valore originario, è diventato una specie di marchio di fabbrica, un prodotto mainstream in un certo senso. Per quanto riguarda noi, “alternativo” significava fondamentalmente essere indipendente da certe logiche di mercato… e questo modo di intendere la parola non si è perso negli anni… durante gli anni ’80 e ’90 gruppi come i Fugazi hanno portato avanti questo tipo di discorso.

IE: Accennavi poco fa alla Footwork… le influenze originarie del Pop Group sono note, ma cosa ascoltate al giorno d’oggi? Quali sono i nuovi suoni che vi hanno influenzato?

MS: Ascoltiamo tutti cose diverse… personalmente apprezzo molto la produzione della Diagonal Records, specialmente Powell. Poi, tutto il lavoro di Surgeon e Perc, che collabora anche con i Factory Floor… Artisti che riescono a portare un’attitudine noise piuttosto estrema all’interno di una musica basata sul ritmo… come ascoltare Metal Machine Music in versione dance, una specie di sogno che si realizza per me… ma ascolto ancora tanto funk… e a casa mi piace mettere i dischi di Charles Aznavour… ogni tanto mi viene da pensare che potrei cantare come lui in versione estrema… in Italia ho comprato alcuni dischi di ballate napoletane, filastrocche per bambini… è un po’ schizofrenico, un certo momento sto ascoltando un vecchio disco funk e quello dopo del noise giapponese… ma c’è sempre spazio per le canzoni e il Pop di buona fattura… del resto non ci siamo battezzati The Pop Group a caso… amiamo molto certo Pop, come per esempio i Beach Boys… certa musica pop è veramente eccezionale… in Inghilterra c’è un genere denominato Noir’n’B, una specie di R’n’B sperimentale… produzioni che integrano ancora una volta dance e rumore… per alcuni la musica sperimentale è solo quella che si trova nei musei, ma io avverto un’attitudine sperimentale in molta dance contemporanea… che so, quando usano quei beat in reverse, roba del genere… lo stesso Elvis faceva R’n’B sperimentale da un certo punto di vista… in fondo il Rock’n’Roll non è altro che questo… alla fine è solo una questione di etichette, roba che lascio ai negozi di dischi… a loro piace inscatolare tutto… io non voglio essere inscatolato finchè non sarò morto! E in fondo questo era per me lo spirito del punk, essere liberi… i punk già suonavano i dischi Reggae, sperimentavano… e noi siamo andati oltre, perché non sarebbe stato affatto punk essere un gruppo punk nel senso stretto del termine… e quindi abbiamo sperimentato quei suoni che sentivamo a Bristol nelle strade, nei club… Punk non è altro che un’attitudine…

IE: Ascoltando il nuovo album avverto una componente elettronica piuttosto marcata, non solo perché ci sono meno chitarre e più sintetizzatori, ma anche per via di quei suoni di batteria processata. È una vostra scelta oppure dipende dalla produzione di Paul Epworth? Come è stato collaborare con lui?

MS: Ogni volta che faccio un disco cerco di avvalermi dello stato dell’arte in termini di produzione. Anche quando faccio noise voglio che i dettagli siano chiari, mi interessa molto l’hi-fi audio. È più costoso, ma ha un senso. Io e Gareth (Sager, chitarrista e tastierista del Pop Group) spendiamo tantissimo tempo dietro alla produzione. Del resto siamo in competizione con la musica elettronica di oggi, che ha una definizione straordinaria. Certe casse elettroniche sono incredibili! E io vengo dalla cultura dei Sound System, quindi ho sempre apprezzato la dance. Mi interessa essere in grado di competere con la dance music attuale in termini di produzione, pur componendo questa musica strampalata. Voglio dire, da piccoli avremmo voluto essere prodotti da King Tubby solo per avere quel suono di basso e di cassa. Poi abbiamo finito per lavorare con diversi produttori dub, come Dennis Bovell… e mi piacciono tantissimo i primi lavori abstract hip hop di Paul, le cose che ha fatto con i Phones… la gente non conosce la sua produzione underground, ha remixato un sacco di singoli post-punk, ha prodotto i Phones e i Futureheads… e poi improvvisamente ha vinto un grammy e ha dichiarato che quando era ragazzo la musica del Pop Group e la mia produzione solista lo avevano influenzato molto… e questo mi ha fatto pensare che lui, come produttore, avrebbe potuto essere dalla nostra parte… sai, non è facile trovare persone interne al “sistema” che riescano a capirti… ci ha lasciato usare questo studio incredibile e tutti i tecnici del suono praticamente gratis, perché è un fan sfegatato… ci sono state una serie di strane coincidenze da questo punto di vista… Asia Argento ha espresso il desiderio di girare un nostro video; l’autore dei Simpsons, Matt Groening, ha spinto molto per la nostra reunion… insomma, gente che si trova in posizioni di potere ha espresso solidarietà nei confronti del gruppo, una cosa che ci ha dato grande forza… ai vecchi tempi, nel ’78/’79, era una guerra… noi contro di loro… e negli anni ’80 ero competamente solo a combattere questa guerra… non intendo lamentarmi, è la natura delle cose quando fai questo tipo di musica… ma improvvisamente la gente sembra essere pronta per questi suoni, questi testi… rimaniamo completamente indipendenti a livello di etichetta, di management, di decisioni… ma improvvisamente vengo a sapere che l’ospite di un talk show serale americano molto famoso è una fan! Mi riferisco a St. Vincent… per me è davvero importante vedere che le persone capiscono, specie per quanto riguarda i testi… non ho nessun interesse a starmene per i fatti miei… insomma, adesso ci stanno passando un sacco per radio… radio underground, ma ti assicuro che già questo è incredibile…

IE: Mi avevi detto la stessa cosa in relazione a Stereotype (singolo tratto da The Politics of Envy)…

MS: Succede perché alcune persone della nostra generazione adesso sono DJ underground piuttosto influenti.

IE: Prima mi parlavi del tuo amore per il pop… beh, alcuni brani del nuovo album rendono davvero giustizia al vostro nome!

MS: Ah, ah, grazie, adesso sono pronto a mettermi un costume giallo e a condurre programmi per bambini!

IE: … intendo dire che per la prima volta avete sperimentato con…

MS: Le melodie! Ah, ah!

IE: Esattamente, melodie pop piuttosto potenti!

MS: Non dirlo a nessuno, altrimenti potremmo perdere la nostra credibilità, ah ah, ah! Non siamo pop, no, no, siamo un gruppo punk underground!

IE: Beh, trovo molto interessante questo connubio di produzione elettronica e melodie pop, mi sembra qualcosa di veramente inedito per voi….

MS: Conosci il nostro singolo She is beyond good and evil? C’erano già lì le melodie, c’era un ritornello… anche i Clash, i Sex Pistols erano pop in fondo… a volte vuoi sentire roba molto pesante, ma a volte vuoi solo lasciarti andare e ascoltare una bella melodia per la centesima volta… è come per il cibo, devi avere una dieta variata!

IE: … certo… ma ti dirò, capisco cosa intendi quando definisci pop She’s Beyond Good and Evil… però non sono sicuro che la maggior parte della gente saprebbe cogliere la melodia in un pezzo del genere….

MS: Ah, ah, va bene, sei tu il giornalista, non mi metterò a discutere con te… Whatever! No, capisco cosa vuoi dire ma vedi, al pop è sempre stata attribuita una valenza molto negativa… però quando io ero piccolo la musica pop era anche Alice Cooper… i Sex Pistols hanno raggiunto la prima posizione nelle classifiche… Bowie era pop, i Roxy Music erano pop… eravamo tutti grandissimi fan dei Roxy Music nel Pop Group, abbiamo collaborato con Andy McKay (che ha prodotto la prima versione di She Is Beyond Good and Evil, rimasta inedita fino allo scorso Ottobre)… facevano un art-rock davvero strano… tutto sta nel modo in cui ti presenti… Io stesso sono sorpreso ed eccitato circa il nuovo album… lo sto riascoltando molto per impararmi i testi da cantare dal vivo, e non posso credere che ce ne siamo usciti con qualcosa del genere… C’è una canzone chiamata Nowhere Girl che alle mie orecchie suona come Brian Wilson! È venuta fuori un po’ per caso in studio… sono momenti magici che non comprendo, e che non cerco di comprendere… mi pongo solo il problema di come riprodurla dal vivo… probabilmente la faremo in maniera diversa… non so, per me si tratta semplicemente di una maniera totalmente nuova di lavorare con le stesse persone… ci stiamo prendendo dei rischi… fin da subito, nessuno di noi voleva che il nuovo materiale suonasse come il vecchio Pop Group…

IE: Come lavorate in studio, come create un pezzo? Ancora improvvisando tutti insieme come ai vecchi tempi?

MS: Anche ai vecchi tempi in realtà c’erano diversi metodi di composizione… a casa dei genitori di Gareth c’era un pianoforte, a cui ci sedevamo ogni giorno dopo scuola… Abbiamo scritto così Savage Sea da Y… e anche stavolta abbiamo scritto alcuni pezzi con il pianoforte, con le tastiere, scambiandoci materiale nell’arco degli ultimi due anni… altri brani sono venuti fuori in studio, partendo da un groove, e seguendo un metodo simile a quello usato dai Funkadelic o dal Miles Davis di On the Corner… registri tutto e poi cominci a scremare in fase di editing… altre cose derivano direttamente dalla nostra passione per il dub… metti che tu abbia lavorato un’eternità su un suono di rullante, senza essere soddisfatto… poi magari ti capita di mandarlo al contrario e a quel punto diventa un sibilo… e così parti di nuovo da lì, con una prospettiva del tutto diversa… non c’è niente di logico, ma del resto la musica ha un lato piuttosto illogico…

IE: Leggendo i tuoi testi mi è sembrato di notare alcuni temi ricorrenti… frasi come “deny everything, assume nothing” o titoli come Citizen Zombie ed Echelon mi hanno fatto pensare ad una critica verso la società delle informazioni… tra l’altro la copertina del singolo di Crazy Love sembra raffigurare un server… è così?

MS: No, in realtà è un palazzo! Ma in effetti sono piuttosto preoccupato circa la possibilità che la società si “zombifichi”, rischiamo tutti di diventare schiavi digitali… perché al giorno d’oggi l’informazione è una valuta, una merce di scambio, e dunque chi la controlla è ovviamente in una posizione di potere… la questione è complicata e piuttosto contraddittoria… da una parte internet ha grandissime potenzialità… tra quelli che hanno contribuito allo sviluppo della rete ci sono persone eccezionali, dei veri idealisti, che davano al mezzo una valenza libertaria… ma allo stesso tempo porta a delle aberrazioni, agli schiavi digitali… quando stavo a Berlino andavo nei coffe shops e cercavo di parlare con la gente al bar… e i clienti mi zittivano perché erano tutti persi dietro al loro wi-fi e alle loro futili informazioni… del resto è sempre stato così, alcune persone negano l’oscena iniquità del mondo perché scelgono di non guardare, preferiscono concentrarsi su aspetti di nessuna importanza… dal mio punto di vista, quando dico certe cose in una canzone non sto prendendo posizioni, descrivo semplicemente il mondo che vedo, quello che la TV ci trasmette tutti i giorni, si tratta di statistiche… per questo non sono mai riuscito a capire come altri potessero cantare della propria macchina o della propria ragazza… non capisco come le persone possano attribuire una valenza così limitante al testo di un brano musicale…

IE: Mi è venuto in mente Goebbels… hai presente la sua frase “ripeti una bugia un numero sufficiente di volte e diventerà la verità”? Da questo punto di vista la rete funziona perfettamente…

MS: La tecnologia ci da l’illusione di essere una società avanzata, ma una volta squarciato questo velo è facile rendersi conto di come siamo ancora una società barbarica… qui in Inghilterra la situazione sta sfuggendo di mano, stanno cercando di far approvare i cosiddetti “contratti a zero ore”, grazie ai quali i lavoratori sono spogliati di ogni diritto… proprio non riesco a capire come faccia il potere costituito ad essere così ingordo… non capisco perché non concedano un po’ più di equità sociale… del resto ci sarebbe comunque un ritorno, perché se le persone avessero qualche risorsa in più comprerebbero di più…

IE: Beh, danno la colpa alla crisi economica…

MS: Ma non ha senso!

IE: Comunque noto anche un barlume di speranza nei tuoi testi… questa idea dell’amore come forza caotica eppure positiva, riassunta perfettamente da un titolo come Crazy Love...

MS: Esattamente! L’amore di cui parlo è un amore incondizionato verso l’intero pianeta… che in un certo senso ha anche una valenza politica… ha a che fare col voler lasciare alle generazione future un mondo migliore di come lo conosciamo, ha a che fare con il cambiamento e con l’ottimismo… non lo vedo come un atteggiamento egoistico e possessivo nei confronti di un oggetto… sai, stavo quasi per chiamare l’album “The Last Romantic”! Perchè puoi essere romantico nei confronti dell’idea di utopia, puoi continuare a sognare…

IE: Queste stesse tematiche mi sembrano espresse perfettamente dal video che Asia Argento ha diretto per Mad Truth… ci sono dei bambini dipinti con colori di guerra, come se fossero componenti di una tribù primitiva… una commistione di retrocessione allo stato di natura ed innocenza… mi ha fatto pensare alla teoria del buon selvaggio di Rousseau… hai suggerito tu un approccio di questo tipo o è stata una sua idea?

MS: No, è stata una sua idea… non so se conosci Asia, ma è una vera forza della natura, non potrei mai dirle cosa fare. Lo stesso accade con i membri del Pop Group, non potrei mai dire a Gareth “suona questa melodia o questo riff”… ma ho assoluto rispetto per lei e per la sua radicalità… del resto si sposa bene con la mia visione artistica, che è piuttosto radicale… non le abbiamo dato alcuna indicazione, è il suo immaginario, la sua visione, non qualcosa che funge semplicemente da decorazione per quello che facciamo noi… e poi ti sfido a provare a dirle cosa deve fare! Probabilmente ti beccheresti uno schiaffo! È punk, è come noi!

IE: come siete entrati in contatto?

MS: È piuttosto strano. Ogni volta che venivo a suonare in Italia le persone che conosco lì da voi la menzionavano… poi un mio amico mi ha riferito che durante i suoi DJ set apriva sempre con una mia canzone… e poi qualcuno mi ha mandato uno dei suoi film, e io ho pensato: fico! E insomma, abbiamo finito per diventare amici!

The Pop Group
Citizen Zombie

Freak R US, 2015 | punk, dub, experimental, nois, jazz, impro
TRACKLIST:

Citizen Zombie | Mad Truth | Nowhere Girl | Shadow Child | The Immaculate Deception | S.o.p.h.i.a | Box 9 | Nations | St. Outrageous | Age of Miracles | Echelon

 

Federico Fragasso

Federico Fragasso

Federico Fragasso è giornalista free-lance, non-musicista, ascoltatore, spettatore, stratega obliquo, esegeta del rumore bianco