lunedì, Luglio 15, 2024

The Bluebells – Exile On Twee Street: la recensione

La Cherry Red riesce sempre a sorprenderci e a ripescare vere e proprie perle dagli angoli più polverosi della storia musicale del Regno Unito, opera assolutamente meritoria e degna di celebrazioni di ogni tipo.
Stavolta l’etichetta fondata e ancora diretta da Iain McNay ci porta a Glasgow nei primi anni Ottanta, a investigare sui primi passi di una delle band che ha contribuito a definire l’indie pop scozzese di quel periodo e, in prospettiva, dei decenni successivi (vedi alle voci Belle And Sebastian, Camera Obscura e The Delgados): The Bluebells.
In Exile On Twee Street – Songs From Glasgow 1980-1982 sono raccolte tutte le prime canzoni della band capitanata da Robert Hodgens, che ai tempi si faceva chiamare Bobby Bluebell, registrate prima del singolo d’esordio ufficiale, Forevermore/Aim In Life, di fine 1982.
Ci troviamo quindi ad ascoltare i primi esperimenti sonori del gruppo, nato quando più o meno per caso Robert si trovò a scrivere una canzone su suggerimento di Edwyn Collins degli Orange Juice e sull’onda dell’entusiasmo cercò altri musicisti per suonare nei club di Glasgow, come racconta lui stesso nel, come al solito per la Cherry Red, ricco ed interessante libretto che accompagna il CD.
La penna di Robert era già di buon livello, dimostrazione di un talento melodico puro, che traeva ispirazione soprattutto dagli anni Sessanta, dal jingle jangle dei Byrds e dal pop dei Monkees, come i concittadini e coevi Associates e i già citati Orange Juice, e anche i compagni di band non se la cavavano male quando tentavano di scrivere pezzi. I suoni invece erano piuttosto lo-fi, sia per scelta stilistica sia per reale mancanza di mezzi (in alcuni casi la registrazione è veramente basica, ad esempio Oh Dear e You’re Gonna Miss Me, che non è una cover dei 13th Floor Elevators). Mancava forse il colpo del KO, la canzone veramente memorabile, che sarebbe arrivata qualche anno dopo con Young At Heart e I’m Falling, ma per una band alle prime armi di carne al fuoco ce n’era parecchia, soprattutto se confrontata a certi album d’esordio che escono in questi anni.
Un paio di esempi, giusto per farvi ingolosire un po’: il primo brano Everybody’s Somebody’s Fool, brillantissimo pop nato per rivaleggiare con Last Train To Clarksville dei Monkees e che ci riesce senza sfigurare, o Red Guitar, che va invece a sfiorare lidi power-pop con le chitarre un po’ più acide rispetto alle altre prove ma con ganci melodici praticamente perfetti. Se amate il pop, dovrebbe bastare questo a convincervi.

Fabio Pozzi
Fabio Pozzi
Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.

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