lunedì, Settembre 28, 2020

Liars – WIXIW (Mute, 2012)

Dopo dieci anni di attività era lecito chiedere ai Liars, se non proprio una rivoluzione, almeno una ridefinizione di quel loro suono che, per quanto mutevole, si temeva destinato ad un progressivo inaridimento tra gli steccati della formula tribalismo/cantilena/goliardia/caos elettrico. E certo l’interlocutorio Sisterworld non prometteva chissà quali nuovi sviluppi.

In WIXIW, invece, l’auspicata riformulazione ha avuto luogo davvero, divenendo, così, un po’ il loro personale Kid A. A dischiudersi è qui, infatti, un universo sonoro fin’ora inesplorato dalla band che riesce, ciò nonostante, a mantenere intatta la propria personalità artistica, pur dopo una tale trasformazione (ma come fu per Yorke & co., non così profonda come parrebbe ad un primo ascolto, dopotutto). Perché, se l’arcano titolo palindromo, da leggersi Wish You, racchiude di fatto il loro disco elettronico, laddove l’elettronica nell’economia del gruppo era sempre stata presente ma di relativa seconda fila, tutto è pur sempre riconducibile alle loro peculiarità compositive, come se tutto il loro usuale armamentario armonico avesse subito un improvviso trattamento al silicio. Così tribalismi e vocalismi sono sempre lì ma si fanno sintetici e ne risulta che lo stile è salvo, la scrittura è ai loro livelli più alti, il disco è dinamico ed essenzialmente più morbido dei precedenti ma non per questo meno incisivo. Anzi.

Il cambiamento è subito manifesto, fin dall’iniziale The Exact Colour of Doubt, che apre programmaticamente il lavoro con un arioso tappeto di synth solcato da una batteria solamente sfiorata e dalla voce di Angus Andrew totalmente posseduta da Robert Wyatt. Poi la ritmica si irrompe decisamente, conducendo il brano in una dimensione elettronica alla Kreidler, continuando però a gravitare intorno all’area Odd Rottenhat. Il grande vecchio del pop eterogeneo inglese, rimane presenza costante, così come lo era sempre stato in nuce fino a ieri, anche in Octagon, dove viene invocato attraverso le litanie da sabba di Andrew; per il resto è un gioco plumbeo, in odore di Burial, di tempi spezzati, synth orrorifici e cicalii elettronici.

Il singolo No.1 Against the Rush rompe gli indugi e si fa pienamente New Order (altezza Movement): sostenuto 4/4 kraftwerkiano su arpeggi sintetici e ritornello adesivo di marca Sumner.

Poi è la volta della cantilena stregonesca di A Ring On Every Finger su tracciato funky, con beffarda linea sintetica rotta da interferenze di ogni tipo. Uno schema a tratti già proposto, ma in forma meno incisiva, in Liars e Sisterworld. Con Ill Valley Prodigies e la titletrack, formano una sorta di trittico che si riallaccia idealmente alla totentanz di They Were Wrong So We Drowned (forse il loro apice) di cui appaiono come il contraltare sotto sedativo. Nella prima è una risacca blues scandita da una, appena udibile, chitarra acustica, costretta tra il lo-fi asfissiante di suoni trovati (passi, gracidare di corvi). La seconda, invece, s’inerpica tra, ancora, arpeggi sintetici distorti, drum machines polverose, armonie ansiogene ed aperture sinistre, con un riconoscibile indirizzo prog.

Nella terza parte del lavoro le chitarre, che complessivamente hanno comunque un ruolo minore, si riaffacciano timidamente; come in His and Mine Sensations, che è un minimal synth pop, quasi una parodia povera dei Radiohead (così come lo è ancor di più la nenia Who Is Hunter, con tanto di vocetta querula alla Thom Yorke). Flood to Flood riallaccia i legami con la tradizione del gruppo, essendo uno slabbrato squarcio psichedelico; mentre Brats si getta a capofitto in un techno rock sibilante e sconquassato che può ricordare a tratti certi Xiu Xiu (progetto col quale i Liars hanno sempre avuto più di un affinità, se non altro per il fatto di rielaborare codici prettamente new wave rileggendoli e distorcendoli alla luce di varie ipotesi di contemporaneità). In conclusione lo scherzetto di Annual Moon Words, che è una scout song solo lievemente disturbata.

Un disco straordinario, veloce, dalle molteplici possibilità di lettura (i suoni sono meno nervosi, sì, ma l’ascolto, pur se pop, non è sempre dei più agevoli); dalle influenze nobili (P.I.L., il succiato Wyatt, This Heat) ma dalla scrittura personalissima; che restituisce genuinamente una band brillante, acuta e capace di reinventarsi sempre senza alcun timore. A parere di chi scrive uno dei loro migliori dischi di sempre.

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Liars in rete

Tracklist

The Exact Colour of Doubt | Octagon |  No.1 Against the Rush | A Ring On Every Finger |Ill Valley Prodigies | WIXIW | His and Mine Sensations | Flood To Flood | Who Is Hunter | Brats | Annual Moon Words [/box]

Alessio Bosco
Alessio Bosco
Alessio Bosco - Suona, studia storia dell'arte, scrive di musica e cinema.

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