sabato, Settembre 26, 2020

The Welcome Wagon – Precious Remedies Against Satan’s Devices (Asthmatic Kitty, 2012)

«Christ, the Scripture, your own Hearts, and Satan’s Devices, are the four prime things that should be first and most studied and searched». Così inizia un manuale di precettistica religiosa del 1652, Precious Remedies Against Satan’s Devices, opera prima del predicatore inglese Thomas Brooks. Il nuovo disco dei Welcome Wagon a quel trattato non si ispira direttamente, ma ne prende in prestito non solo l’altisonante titolo, ma l’idea, centrale in tutto l’album, che esista un rimedio, una medicina spirituale in grado di guarirci dal male e preservarci in nome di Dio. Il duo di Brooklyn, composto dal reverendo Vito Aiuto e dalla consorte Monique, torna a distanza di quattro anni dal primo full lenght (recensito da questa parte su indie-eye.it) a scrivere un capitolo per Asthmatic Kitty, sempre sotto l’ala di Sufjan Stevens e confermando il ruolo sempre più centrale che musica e composizione sono venuti a svolgere nella vita spirituale della loro Resurrection Presbyterian Church, cuore pulsante della congregazione di Williamsburg. «Our hope really is that our music will be used by God to heal people and I think it has been used to heal us to a certain extent», ha dichiarato Vito al blog di ricerca teologica Hopeful Realism. Ma per chi non li conoscesse: non preoccupatevi! le prescrizioni degli Aiuto di nuovo scelgono sfumature tenui, dolci, di immediata orecchiabilità e genuinità, che non è riduttivo né pregiudizievole paragonare alle atmosfere da ritrovo spirituale della domenica; sono loro stessi a confermare l’impressione. Oltre al Salmo 22 testi di Samuel Medley, Jeremiah Ranking, David Crowder (l’ex leader della band christian rock di Waco David Crowder Band), John Donne, John Cennick e molti altri vengono messi in musica da Vito  in chiave country folk, con i consueti arrangiamenti ascensionali e le ricche strumentazioni, ma ci sono anche testi dello stesso reverendo e un autentico recupero filo-musicologico di un manoscritto del tardo settimo secolo, ritrovato in un monastero irlandese, e di una collezione gesuita di fine Seicento. E poi ci sono i Cure. Sì, i Cure. L’esile cover di High per piano e chitarra prosegue gli esperimenti sincretistici di Welcome To The Welcome Wagon, dove Smiths e Velvet Underground andavano ad arricchire anche allora un piatto già ricco di riferimenti e ambiziose attualizzazioni in chiave new christian folk, se così possiamo definirlo. Precious…, con la sua rapida gestazione originaria di cinque giorni nella libreria di una vecchia canonica di Brooklyn, conferma le ottime intuizioni di Aiuto, l’istantanea godibilità dei brani, con quel loro intreccio pacificato di pedal steel, banjo, piano, autoharp e percussioni. Alexander Foote, qui produttore oltre che musicista, ha oscurato l’antico ruolo tuttofare di Sufjan, ma in niente ha affievolito il lato sufjanesque dei nostri. I primi dischi di Stevens echeggiano ovunque, (prendete, a caso, una Remedy o l’emozionante Draw Nigh), non una colpa, di certo, semmai un azzeccatissimo remedy. Il disco segue idealmente la struttura di un servizio religioso, aprendo con le paure di I’m Not Fine, e discendendo a suon di articolate preghiere (intuitivo, ma di composizione cristallina il tour de force di My God, My God, Parts 1& 2, dove alla voce bambinesca, sperduta di Monique fa seguito attraverso un manto di cori e ottoni, il piglio consapevole di Vito) fino ad epifanie dentro (The Strife is O’er) e fuori (Nature’s Goodnight) la chiesa. Il rischio stucchevolezza, qui forse più che nel loro debutto, si nasconde dietro l’angolo assieme al demonietto del proselitismo, ma d’altra parte i nostri fanno del loro meglio per mostrarsi quel tanto vulnerabili e imprevedibili. Non ci riescono benissimo con la Part 2 di My Best Days (Donne messo in pericolo da un soul un po’ posticcio),  ma divertono con il Western saloon di Rice and Beans (But No Beans). Ai tempi del college Vito scriveva poesia, per poi passare più avanti nel tempo ai sermoni; ora non può fare a meno della musica, dice, per il senso di comunione tra amici che sta alla base di ogni sua gestazione ed esecuzione. Credenti o miscredenti, un salto dagli Aiuto è perlomeno consigliato.

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The Welcome Wagon su Myspace

Produced by Alexander Foote | Photography by Denny Renshaw | Cover art and design by David Stith

Tracklist

I’m Not Fine | My God, My God, Parts 1 & 2 | I Know That My Redeemer Lives | Rice and Beans (But No Beans) | High | Remedy | Would You Come And See Me In New York | My Best Days, Parts 1 & 2 | Lo He Comes With Clouds Descending | Draw Nigh | The Strife Is O’er | God Be With You Til We Meet Again | Nature’s Goodnight [/box]

Redazione IE
Redazione IE
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