domenica, Marzo 7, 2021

AA. VV. – Man Chest Hair (Finders Keepers Records, 2012)

Una volta trovata, non la lascerete più. Sto parlando della Finders Keepers Records, autodefinitasi come accidental world music label, prodiga di perle scovate chissà dove e rimasterizzate per la gioia dei cultori dell’inscovabile. Su IE  abbiamo già pubblicato recensioni relative alle raccolte di inediti di Korzynski, oppure dedicate alla scena Punk Elettronica DIY Irlandese dei primi ottanta. Per questa compilation invece sono stati riuniti 18 misconosciute formazioni residenti a Manchester tutte attive nei pieni settanta, e come il gioco di parole potrebbe far intuire, capelloni, ex motociclisti, puristi dell’hard rock ma anche tester di allucinogeni, seguaci di Jodorowski, mistici vari e hippies dell’ultima ora. Pur condividendo la cittadinanza con Andy Gibb dei Bee Gees, queste band mancuniane poco hanno a che fare con la melassa dei fratelli del pop, e tantomeno con i da poco disciolti Beatles. Sono piuttosto evidenti i legami con i primi Black Sabbath (Ten Days Gone, Is This Really Me? ), con il rock fm proto-dance trasmesso oltreoceano dai Doobie Brothers (Come On In), con i non ancora maturi padrini del glam rock (Windy Day dei Greasy Bear, ancora una volta un gioco di parole divertente ed inquietante). Nella seconda parte addirittura si rilevano contatti con Elton John, gli Steppenwolf (King Dick II ripercorre tutto l’assolo di Born to be Wild), i Motorhead (prima l’omonima canzone in Dragonflight, poi la formazione di Lemmy nella già citata Is This Really Me?). Qualche volta i residui psichedelici si manifestano, più vicino ai Sonics che ai Pink Floyd (Sweet Wine), oppure legati a Jethro Tull (i flauti dei Grisby Dyke in quanto a notorietà saranno seppelliti da quelli di Anderson, ma sono magici ugualmente). La sfortuna vuole che le tracce di queste band siano soffiate via col vento per cause differenti, nonostante alcuni episodi siano pregevoli. E chi dice che i nomi non sono importanti provi a cercare nel web la canzone Bringing it all Back Home dei Samsun: verrete reindirizzati automaticamente verso il cantautore di Duluth o la casa produttrice.
La miscellanea presente in questa compilation è vasta, giacchè i criteri prescelti sono quelli geografico e temporale, ma proprio quest’ultimo è determinante nel dare successo alla raccolta, poichè proprio i primi anni ’70 diventano una fucina per tutte quelle sperimentazioni del suono che qualche anno dopo si sarebbero trasformati in veri e propri generi, con le proprie caratteristiche ben definite e qui ancora in fieri. A loro l’onore di essere famosi non sembra averli toccati, nè tantomeno quello di essere dei precursori o dei sostenitori della prima ora di tendenze poi affermate. Rendiamo quindi onore a quei pazzi della Finders Keepers.

P.S. per chi sentisse troppo odore di trash in questa operazione, può sempre acquistare l’edizione deluxe con boccetta di profumo inclusa.

[box title=”AA. VV. – Man Chest Hair (Finders Keepers Records, 2012)” color=”#5C0820″]

Tracklist:

Oscar – Good Lovin’ Woman | Urbane Gorilla – Ten Days Gone | Stackwaddy – Hunt The Stag | Greasy Bear – Windy Day | j.C. Heavy – Is This Really Me? | Socrates – Johnny | Plasma – Seven Stars | Sliped Disc – Come On In | Savoury Duck – Dragon Flight | The Way We Live – King Dick II | Spider Jive – Crocadilla | Sweet Chariot – Wildside | Samsun – Bringing It All Back Home | So On And So Forth – Sweet Wine | Grisby Dike – Nebula | Young And Renshaw – Cant Get Enough Of Your Love | Plasma – Hazel Time | Chris Statham – Getaway [/box]

Elia Billero
Elia Billero vive vicino Pisa, è laureato in Scienze Politiche (indirizzo Comunicazione Media e Giornalismo), scrive di dischi e concerti per Indie-eye e gestisce altri siti.

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