venerdì, Settembre 25, 2020

Criminal Jokers – le bestie siamo noi

“Bestie” è il secondo album dei Criminal Jockers, lavoro che segna una svolta decisa nel percorso del gruppo toscano. Dal cambio di etichetta (passaggio dalla Ice For Everyone alla 42Records) al turn-over in cabina di regia, dove da Appino si passa a Max Stirner, fino alla variazione della line-up (i componenti della band da 3 diventano un numero variabile tra 4 e 5) ed alla rivoluzione linguistica e musicale: via l’inglese in favore dell’italiano ed aggiunta di elettronica e violini negli arrangiamenti. Regsistrato al White Rabbit Studio di Ponsano ed impreziosito dalla collaborazione di musicisti/amici come Mirko Maddaleno (Baby Blue / Blue Willa), Nada, Wassilij Kropoktin (Koto) e Matteo Dainese (Il Cane) “Bestie” ci presenta un campionario di personaggi notturni e figure animalesche che popolano gli angoli più oscuri della realtà oltre che il subconscio del loro frontman Francesco Motta.

Emanuele Lanosa: partiamo con il titolo dell’album: Bestie. E’ un concetto che si riferisce a qualcosa o a qualcuno in particolare?

Francesco Motta: diciamo che il titolo dell’album avrebbe dovuto essere tutto il testo di Bestie, sarebbe però risultato troppo lungo. Comunque le bestie siamo noi e le bestie delle mie canzoni sono le bestie che popolano la mia vita.

Dall’album mi sembra che emerga una sensazione di pessimismo e di sporco, molte immagini nelle varie canzoni richiamano queste idee.

Più che pessimismo direi che sono testi notturni e sicuramente non rassicuranti

Forse pessimismo è troppo

Si, altrimenti poi la gente si tocca i coglioni (Risate)

Ma questi concetti riflettono più la tua vita privata o un giudizio sulla società in generale?

Parlano assolutamente della mia vita privata, sono il mio modo di vedere me stesso. Poi insomma sono cose che si riflettono anche sull’attualità. Ovviamente il non rassicurarmi da solo si riflette anche sulle persone che mi circondano.

C’è stata anche una svolta linguistica, siete passati dall’italiano all’inglese. Dipende da un desiderio di maggiore espressività?

La nostra musica è una musica immediata e i testi in italiano sono sicuramente più immediati e poi mi diverto molto di più nello scriverli. Volevo provare a farlo e ho visto che mi appagava molto di più. Dipende poi anche da altre cose: come il fatto che sono innamoratissimo dell’Italia, non mi hanno mai fatto servizi in inglese.

C’è stato un riferimento letterario che ha fatto scattare in te questa molla?

No, io leggo veramente pochissimo, e sono anche convinto del fatto che i libri sono una cosa e le canzoni un’altra. E’ un testo dietro una musica e non penso che conti leggere per riuscire a scrivere testi per canzoni, perché io sono palesemente ignorante al riguardo. Sono due diversi tipi di intelligenza quella letteraria e quella musicale e non le vedo legate fra loro. Come non è detto che chi ascolta molta musica riesca a produrre canzoni di qualità più elevata di chi non  ne ascolta. Sicuramente serve ma non è necessario.

Siete stati in tour con Nada e i Pan Del Diavolo….

La cosa bella della collaborazione con il Pan Del Diavolo è che loro erano già in tour, avevano già delle date alle spalle e quindi loro avevano già in mente come giocare sulle canzoni che già suonavano in giro da un anno.

E Nada…

Bhe con Nada è stata un esperienza fantastica sia dal punto di vista personale sia artistico, e poi per il fatto che abbiamo conosciuto Nada.

L’utilizzo dell’elettronica e dei violini in alcuni arrangiamenti dipende da queste collaborazioni?

No, avevamo già in mente di fare una cosa diversa per questo disco, un po’ più costruita, un po’ più barocca e un po’ più fatta in studio rispetto al primo album che era sostanzialmente un disco punk. Poi l’elettronica è dovuta anche al fatto che io con Nada suonavo la tastiera e quindi mi sono preso la briga di provare alcune cose che non c’entrassero assolutamente niente con il nostro suono precedente. Siamo nati come gruppo punk acustico, poi sono arrivate le bacchette, poi chitarre elettriche, dopo ancora basso elettrico quindi è arrivato poi anche tutto il resto. Seppure all’inizio della nostra carriera fosse impensabile. Dato che dopo il primo disco non avevamo da dimostrare niente a nessuno abbiamo deciso di provarci, con molta libertà. Come quello che verrà, è un modo per mettersi in gioco.

Si sente ancora molto l’influenza degli Zen Circus

E’ una cosa automatica, abbiamo lavorato insieme, sono amici, ci stimiamo siamo nati nello stesso posto, da una scena che nasce a Pisa.

La provenienza toscana, a livello geografico, vi influenza in qualche modo?

Non so, sicuramente l’ironia e la malinconia sono sentimenti comuni ai toscani, c’è un certo tipo di sensibilità. Anche se è chiaro che Pisa, Livorno e Arezzo sono tre città molto diverse con scene musicali differenti e storie diverse.

C’è qualche artista internazionale che ha influenzato il vostro suono? Io ho un po’ pensato ai Jon Spencer Blues Explosion, forse influenzato dal fatto che li ho ascoltati molto in questo periodo

Guarda, quando abbiamo fatto il primo disco ci paragonavano ad artisti che mai nemmeno avevo sentito nominare. Poi, i Bud Spencer li conosco, però… In ogni caso nella nostra musica ci sono cose che ritornano sempre, dei minimi comuni denominatori,  ci sono molti gruppi che io ho ascoltato tanto e mi hanno fortemente influenzato e sono anche certo del fatto che se non li avessi sentiti non farei questa musica qui tipo i Pixies, tipo i Violent Femmes.

Il tour come va?

Stiamo suonando ogni fine settimana e quindi per ora bene, anzi benissimo. Anche perché c’era un grosso punto di domanda su cosa ci sarebbe successo. Che di per sé non è nemmeno una sensazione così malvagia. La gente viene, apprezza, a noi lo spettacolo piace molto, è molto più vicino a noi di quanto non lo fosse mai stato. E poi la gente capisce ciò che dico. Che è una delle cose più importanti per me, per far entrare nello spettatore quello che vuoi tu.

Posti di suonare ne avete trovati senza problemi? Mi riferisco alla diatriba che è nata su un altro sito di musica…

Noi il tour lo abbiamo organizzato senza problemi. A mio parere, se un gruppo non riesce a suonare, nel 99% dei casi è colpa del gruppo. Ho letto anche io quelle cose e ho letto che a volte davano colpa alle agenzia che chiedevano troppo ma la parola troppo è relativa all’offerta . Se la richiesta è troppo alta e il gruppo non suona vuol dire che il gruppo si è scelto un agenzia sbagliata. Sono convinto che un gruppo debba essere imprenditore di se stesso. A quel punto dovresti mandare a fare in culo l’agenzia che sta chiedendo troppo. Altri motivi per cui suoni potrebbero essere anche perché quella che fai è musica di nicchia e allora lo devi sapere oppure perché il gruppo è composto da rompicoglioni. Ci sono indubbiamente dei promoter che non hanno voglia di rischiare troppo, ma quella è comunque una cosa umana. Forse in questo senso c’è un po’ di paura. Se un gruppo viene dalla Sicilia non deve chiedere per forza più soldi, ma deve mettersi nell’ordine di idee che per suonare dovrà fare un sacco di chilometri. Poi ovviamente esistono persone che non sanno lavorare ma esistono stronzi ovunque, scemi ovunque esistono pure scemi che sono anche stronzi. Però la responsabilità è in gran parte del gruppo che deve scegliere esattamente le persone con cui devi lavorare. Per esempio a noi con Locusta ci è andata estremamente bene, non abbiamo mai avuto il problema di suonare e non fare date.

Il fatto di essere in giro tutti i week end influisce negativamente sulla vostra vita privata?

Vita privata in che senso? (risate)

Non so amici, donne…

Guarda non è il primo anno che lo facciamo ed iniziamo ad essere abituati. Comunque, a parte la vita privata, devi essere fisicamente portato per questo mestiere qui.  Anche perché in questo periodo che non si vendono dischi quindi devi promuoverlo molto dal vivo. Sicuramente non è un mestiere che possono fare tutti, non per la musica ma per gli spostamenti, i viaggi e i km fatti in macchina. Quindi se ci tieni veramente tanto la vita privata viene dopo e poi devi essere circondato da persone che sopportano questa cosa. Poi devi anche essere capace di sopportarti, che non è mai facile.

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Criminal Jokers in rete

Le foto di Francesca Pontiggia

Emanuele Lanosa
Emanuele Lanosa
Emanuele (detto Lello), 25 anni, ha terminato nel 2009 gli studi universitari, concludendo la sua carriera accademica con una laurea alla Statale di Milano in filosofia teoretica su Charles Taylor. Coltiva interessi quali basket, cinema, letteratura e ovviamente musica.

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