giovedì, Aprile 18, 2024

Garbo “sulle cose che cambiano”, foto-intervista in occasione dell’uscita del cofanetto “L’altra zona”

Sempre relativamente ad Up the line, al disco è legato il nome di una sorta di movimento, il Nevroromanticsmo, di che si tratta?

Up the line era un disco che doveva essere praticamente solo strumentale. Mi hanno contattato degli scrittori, Tiziano Scarpa, Tommaso Labranca, Isabella Santacroce, Niccolò Ammaniti e altri perchè stavano preparando un’edizione speciale di una rivista di poesia, Il Maltese, e dedicavano uno spazio agli anni ’80 perchè sono tutti figli di quell’epoca e siccome ravvisavano in me un testimone italiano di quegli anni mi hanno chiesto di partecipare, poi è nato un rapporto amichevole e di divertimento e con esso l’idea di far scrivere a loro dei testi per Up the line che sono nel libretto del disco originale. Ci sono insomma testi firmati da questi autori. A quel punto per definire questa comune sensibilità ci è venuta l’idea di chiamarla Nevroromanticismo, abbiamo anche fatto uno stemma, per gioco, poi alcuni lo presero però sul serio chiedendo come potevano aderire al movimento.
E’ stata una bella esperienza, in quei testi c’è stato un distacco, da parte degli autori, dai rispettivi modi di scrivere, insomma in qualche modo una cosa analoga a quanto successe a me durante la scrittura dei brani dell’album, mi sento anche un po’ padre dei loro cambiamenti di scrittura.

Se Up the line è stata quasi la tua estrema intellettualizzazione in musica, c’è invece un tuo esperimento assai incisivo e sanguigno, composto insieme a una grande band new wave italiana, i fiorentini Neon, si tratta di Garbo e il Presidente del 1991, un album particolare perchè registrato in presa diretta, inciso poi senza alcuna pulizia del suono

Ecco, questa è un’altra esperienza di cambio d’aria, volevo collaborazioni nuove, lavorare con gente che era l’anima dell’indipendenza, tutte quelle band dell’area fiorentina appunto, ad esempio. Volevo distaccarmi dalle major e fare esperienze mie nuove e del tutto indipendenti. Ho fatto scelte più azzardate che prima non potevo e non volevo fare, ho avuto questa voglia di assoluta sincerità senza sovrastrutture, ho fatto questo disco registrandolo nel modo che hai detto, con un atteggiamento punk, avvicinandomi alla natura dei Neon e di tutto quel mondo che stavo conoscendo pur non rinunciando all’esperienza che avevo maturato prima di allora.
Fu divertente, affascinante, mi ha riportato a quando da ragazzino andavo a fare un sacco di casino in cantina con gli amici.
A Firenze, in quegli anni, c’era uno spirito molto simile a quello della mia cantina (ride). Garbo e il Presidente lo registrai ad Arezzo, mentre avevo registrato il precedente 1.6.2 proprio a Firenze. Giravo con Fiumani, i Litfiba, Chimenti, era un bell’ambiente, emozionante, ricco di stimoli. All’inizio loro erano diffidenti perchè io ero stato a Sanremo e venivo da una major cosa che a me però non importava e che avrebbero di certo fatto anche loro se ne avessero avuto la possibilità, tant’è vero che appena ne ha avuto la possibilità Pelù, ad esempio, lo ha fatto, attirandosi le antipatie di molti ex colleghi e seguaci.

Francesca Pontiggia
Francesca Pontiggia
Francesca Pontiggia fotografa da molti anni, oltre che per indie-eye per altre realtà della Brianza, ha partecipato a numerosi workshop, eventi ed esposizioni dedicate all'arte Fotografica

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