domenica, Marzo 7, 2021

Nancy Elizabeth – Dancing: la recensione

A quattro anni di distanza da Wrought Iron, la sua ultima fatica datata 2009, la folk singer britannica Nancy Elizabeth torna con Dancing, terza prova sulla lunga distanza della sua carriera in uscita come le precedenti per la Leaf Records, etichetta tra gli altri di Julia Kent, Essie Jain e Wildbirds & Peacedrums, garanzia quindi di qualità.
In questo suo nuovo disco la Elizabeth sembra voler cercare suggestioni inedite nella musica e nel songwriting, inserendo elementi mai utilizzati finora alla sua tavolozza sonora e traendone nuova linfa e varietà. Mentre infatti nelle due uscite precedenti c’era una certa omogeneità tra le canzoni, tutte o quasi riconducibili al nuovo folk dalle spezie arty sulla scia ad esempio di una Josephine Foster o della già citata Essie Jain, in questo Dancing l’inserimento di elementi elettronici (mai invadenti né dance-oriented come potrebbe far pensare il titolo del disco) e di altra provenienza fa sì che ogni brano si differenzi dagli altri per scelte compositive, sonore e atmosferiche, pur restando all’interno della macro-categoria folk, capace anche questa volta di rinnovarsi con continuità, come fa da secoli ormai.
L’ascolto di Dancing è quindi più che mai interessante ed appagante, dal brano iniziale che è anche il singolo di lancio, The Last Battle, dai forti echi morriconiani nel trattamento della chitarra e della voce (bellissima, ma questo lo sapevamo fin dagli esordi nel 2007) e dei cori, fino alla chiusura, affidata a Early Sleep, in cui Nancy gioca con loop strumentali e vocali creando pian piano un wall of sound molto personale e di grande impatto emotivo, quasi inquietante oserei dire. Tra i brani nel mezzo i più degni di citazione sono Heart, in cui i gentili ma decisi beats elettronici accompagnano al meglio una sognante ballata in cui protagonista è il pianoforte; Mexico, che sposta le coordinate cinematografiche dalle parti di Lynch e Badalamenti; Simon Says Dance, che ci fa immergere in atmosfere notturne ed eleganti che possono ricordare Kate Bush; Shimmering Song, in cui il piano accompagna il canto leggiadro di Nancy in un brano che unisce la più antica tradizione canora britannica alla modernità dell’elettronica; Raven City, minimale, con le sue poche note di piane e il suo handclapping appena accennato, ma in grado di trasmettere tanto, come solo le migliori canzoni (e cantanti) sanno fare.
Un gran bel disco quindi Dancing, probabilmente quello della maturità, come si diceva una volta, per un’artista sempre più conscia delle proprie doti e potenzialità. Un grande futuro la attende, ne siamo certi.

Fabio Pozzi
Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.

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