Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Passato e futuro. E il presente? Dovremmo avere il coraggio di abbracciarlo, godendone, ci dice Howe Gelb in questa intensa conversazione, condotta sul filo dell'enigma e dell'ironia. "Future Standards" è il suo ultimo album recentemente pubblicato da Fire Records e registrato in trio, con il pianoforte sempre al centro. L'intervista 

Di

Future Standards è uscito per Fire Records lo scorso 25 novembre e nei mesi appena successivi Howe Gelb ha presentato le sue nuove canzoni, tutte eseguite in trio, con un lungo tour europeo che toccherà anche l’Italia proprio alla fine di questa settimana. Domenica 26 Gelb sarà infatti ad Ariano Irpino presso Pignata in Bellavista per proseguire il giorno successivo a Savona, presso Raindogs House, il 28 alla Salumeria della Musica a Milano e il 29 al Bravo Caffe di Bologna, per poi tornare verso l’Illinois con una lunga serie di date statunitensi.

In questo breve momento di pausa, appena due giorni prima della sua data Valenciana, lo abbiamo intervistato per farci raccontare spirito e idee che hanno animato “Future Standards”, il suo album più intimo in assoluto, immerso nella rilettura attitudinale di quelle atmosfere che animavano le composizioni di Cole Porter e Hoagy Carmichael, ma che trasversalmente guarda attraverso una storia molto più ampia, tra Julie London e l’Harry Nilsson abbacinato da Gordon Jenkins

Lo stesso rovesciamento paradossale che Nilsson metteva in scena per ridondanza, vive nelle note scabre e senza orchestra di Future Standards con il procedimento opposto: la sottrazione. Gli argini del novecento si rompono e ci consentono di guardare con curiosità verso un futuro radicatissimo nel presente. 

Prima di tutto, il titolo del tuo nuovo album. Molto bello, come qualsiasi ossimoro: Future Standards. Qualcosa per il futuro, ben radicato nel passato?

Dal mio punto di vista il titolo descrive al meglio la costruzione delle canzoni e tutta l’intenzione dell’album. Sono stato un “indie rocker” lungo qualche decade, e questo titolo mi sembrava la via migliore e più semplice per raccontare quanto il mio piano abbia interrotto il mio futuro, con un nuovo standard

In un certo senso il tuo disco ha la stessa qualità e lo spirito di “A Little Touch of Schmilsson in the Night”, ma senza l’approccio di Nilsson e l’utilizzo dell’orchestra, impiegata per aggiungere “spleen” alle versioni originali.  Con Future Standards” ti riferisci ad una tradizione ben precisa, ma la porti in nuovi territori

Credo che il futuro cerchi di raccontarci di cosa ha bisogno. Lo fa chiedendoci di utilizzare ciò di cui disponiamo nel presente; e in questo momento, non c’è un’orchestra da cercare. 
Per questo, al fine di soddisfare il futuro, ho cominciato a capire che queste canzoni avevano bisogno di esser suonate nel modo più semplice possibile, per consentire alla scrittura di occupare tutto il centro, senza lasciar spazio ad una produzione esplicita.

Ho accettato subito la sfida…… cerco di non offendere il futuro con un progetto. 


“Future Standards” – promo video

C’è una connessione tra “Future Standards” e il gospel di  “Sno Angel like you” e se c’è, è in termini attitudinali? 

Si, la connessione esiste, anche con l’album “Alegrias”, realizzato a Cordoba, in Spagna, insieme ad una band di gitani ( N.d.a. Fernando Vacas, Raimundo Amador e una band di sivigliani). Questi album mi hanno permesso di bazzicare territori lontani dalla geografia e dal linguaggio dell'”indie rock”. Un modo per consentire all’ascoltatore di quel tipo di musica la ricerca di nuovi suoni e nuovi stimoli. Il risultato conduce l’ascoltatore a cercare maggiori connessioni con le forme tradizionali di una musica raramente ascoltata. 
Più che invecchio, rifletto a come potrei offrire un buon servizio, travestito da intrattenitore. Se non accade, spero almeno siano buone canzoni. 

Puoi raccontarci la genesi del tuo ultimo album, le session di registrazione tra Tucson, Amsterdam e New York. Europa e Stati Uniti: quanto la mutazione del paesaggio ha influenzato il risultato?

Potrei solo immaginarlo insieme a te. Posso recarmi in ogni luogo, se la canzone mi offre l’indennità dell’accoglienza. Riconosco la disponibilità della creazione e so bene che se non prendessi l’opportunità quando questa si presenta, sarebbe una grande mancanza di rispetto nei confronti di quell’invito che proviene dalla sorgente stessa della musica.

Come mai hai scelto di rielaborare “The Shiver Revisited”?

Per dimostrare una cosa evidente. Ovvero che ogni canzone può essere qualcosa di diverso rispetto a quello che è sempre stata fino a quel momento. 

“Future Standards” – vinyl unboxed

Mi sembra che “Future Standards”, in un certo modo, catturi lo spirito di alcuni dei tuoi live, sopratutto quelli dove sei da solo…

Forse. Per me è importante il risultato, mi ha consentito di stabilire un rapporto più intimo con il mio strumento. Le canzoni alla fine dell’album sono quelle con la resa pianistica migliore, perché sono state registrate in casa mia, nella mia camera, impiegando il piano sul quale ho imparato a suonare, che apparteneva alla mia amata e compianta sorella. Le ore della giornata sono quelle nel cuore della notte, quando la casa è posseduta dagli spettri e quelle durante la luce del giorno, quando gli uccelli del cortile, cantano in solitaria.

Nel tuo album c’è qualcosa che si muove tra i poli opposti della solitudine e del calore. Un’interzona tra l’interpretazione giocosa di un crooner e la complessa realtà dell’amore, tra possessione e libertà, vuoto e completamento….

Ho imparato qualcosa di nuovo dall’amore durante questi ultimi cinque anni e allora ho pensato di offrire alcuni aspetti della sua gloria attraverso queste canzoni. Lo standard pianistico ha a che fare con l’amore e ho scelto di onorare e rispettare la sua tradizione…..felicemente.

In alcuni brani dell’album, Howe Gelb duetta con Lonna Kelley, qui fotografata insieme a lui da Amelia Poe, per l’artwork dell’album concepito da John Foster

Cosa significa “Crooner” per te? Un mix tra realtà e rappresentazione, finzione e vita, essere in una canzone e guardare la canzone stessa da un punto di vista esterno?

Credo che il termine “crooner” sia un’espressione mal concepita. Ha avuto il suo periodo di massimo sviluppo negli anni 40. Frank Sinatra diceva di non esserlo e che Bing Crosby lo era. “To croon” credo sia come venir meno in una canzone….forse

In che modo i tuoi standard sono vicini e allo stesso tempo lontani da quelli classici?

Ho un orecchio difettoso. Per me queste canzoni suonano come gli standards di un tempo. Nessun “indie rocker” costruisce canzoni come queste basate sul piano, mi sono preso la responsabilità di tentare. Se questo può essere d’aiuto, non voglio che l’arte e il linguaggio di questo tipo di canzoni muoia.

“Bar noir”. Perchè? La tua musica è così proiettata verso il futuro, dal passato, che ho immaginato una navicella spaziale fuori uso, atterrata nel deserto, mentre da una stazione radiofonica imprecisata arriva una strana versione acappella di Sinatra. È un gioco immaginario ovviamente, ma mi viene da pensare a qualcosa oltre la cultura post-moderna, perché più onesta e vitale, ma come la cultura post-moderna capace di aprire una ferita tra spazi diversi, tempo e culture. Che ne pensi?

Mi piace molto l’idea che hai descritto. Il tempo non è una prigione assoluta, possiamo viaggiare attraverso le epoche, ma credo anche che a volte lo si faccia come dei primitivi con desideri sofisticati. 

Howe Gelb – Terribly So – official video

Il trattamento minimale, gli arrangiamenti essenziali e la qualità della tua voce portano le tue canzoni in un territorio possibile, una terra di nessuno, riconoscibile e nuova. Come hai raggiunto questo risultato?

Ho intenzionalmente costruito le canzoni in questo modo, nella speranza che qualcuno con una voce vera voglia un giorno interpretarle, rendendo quindi loro giustizia e cantandole appropriatamente….nel futuro.

Il tuo lavoro di scrittura è simile a quello di un romanziere, c’è un’attitudine narrativa che evidenzia i piccoli dettagli, come nella tradizione americana del ventesimo secolo. È la tua tazza di te oppure c’è più vita che romanzo nelle tue canzoni?

Le canzoni sono il risultato di un “sarebbe stato” un romanziere con una rigorosa capacità di attenzione e una grande mancanza di concentrazione

Con i Giant Sand hai pubblicato un album intitolato “Cover Magazine”. I soli due standard presenti sono “Fly me to the moon” e “Summertime”;  mi interessa il lavoro incredibile fatto con il brano di Bart Howard, contaminato con il gospel tradizionale di Wayfaring Stranger. Mi pare una canzone chiave per spiegare lo spirito di “Future Standards”

Queste canzoni si sono insediate dentro di noi molto presto. Quando le abbiamo rivisitate, eravamo come scienziati sonici alla scoperta di particolari inflitrazioni. 

L’amore è quasi sempre disfunzionale, ma il termine assume, almeno nei tuoi testi, una qualità vitale e asimmetrica, sei d’accordo?

L’amore è fortemente radicato in noi per consentirci di riprodurre la specie umana. Rifiutiamo tutto questo fino a quando non ci tiene nella sua morsa. Ma l’ironia è che dal momento in cui ne celebriamo la possibilità, mettiamo in discussione ogni aspetto connesso.

A questo proposito, una delle mie canzoni preferite, anche a livello di liriche, è “Relevant”. Quando l’ascolto ho la necessità di mollare immediatamente quello che faccio per fare l’amore con la mia ragazza. So che non è una domanda, ma un’esca che ti consenta di dire qualcosa su questa canzone, cosi amorevole e cosi libera da ogni costrizione….

Questo significa che il mio lavoro è compiuto. Grazie. Grazie mille (n.d.a. lo dice in lingua italiana)

Come porterai queste canzoni dal vivo? Musicisti, sorprese e…..progetti per il futuro?

Il futuro preme su di noi in modo da non consentirci alcuna predeterminazione. Non c’è alcuna ragione per pensare cosa verrà dopo. Si dovrebbe godere l’essenza del presente e capire quanto sia importante abbracciarlo.

 

 

Michele Faggi

Michele Faggi

Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.