lunedì, Gennaio 18, 2021

L’uomo che cadde sulla terra: David Bowie attraverso 10 album # 5

E’ disponibile dal 3 dicembre la distribuzione europea del David Bowie Box pubblicato da sony; cofanetto che continene gli ultimi cinque album di Bowie, ovvero Outside, Earthling, Hours Heaten e Reality presentati in edizione speciale doppio cd. Insieme ad ogni album vengono pubblicati tutti i remix, le b-sides contenute nei singoli relativi al periodo di pubblicazione. Abbiamo sfruttato questa occasione per chiedere a Federico Fragasso di tornare indietro e (s)mitizzare dieci album mitici del duca bianco in 5 articoli , questa è la quinta e ultima parte, lo storico di questo speciale si trova da questa parte

lodger.jpgSe Heroes aveva visto gli schizzi appena abbozzati di Low sbocciare in canzoni vere e proprie, i pezzi di Lodger (1979) tendono in misura ancora maggiore ad una struttura tradizionale: eliminate del tutto le lunghe suite strumentali, anche i testi tornano a seguire una linea narrativa di senso compiuto. Le composizioni assumono insomma una veste più “Pop” senza per questo suonare scontate. L’ansia di sperimentazione del periodo berlinese è ancora presente e anzi, sarà questa l’opera in cui Brian Eno avrà maggiore libertà d’azione. Lodger è in effetti un album fortemente segnato da influssi etnici; non a caso fornirà ad Eno gli spunti per progetti futuri come “My Life in the Bush of Ghosts” e “Remain in Light” dei Talking Heads. Ad affiancare David, oltre ai consueti musicisti, ci saranno il violinista Simon House e Adrian Belew, pirotecnico chitarrista già con Frank Zappa e in seguito collaboratore degli stessi Talking Heads.
In contrasto con le ostili architetture sonore di Low e Heroes l’album si apre con un pezzo piuttosto convenzionale come Fantastic Voyage, ballata pianistica che vede Bowie esibirsi in una splendida performance vocale. Questa sentita invocazione antinucleare sembra riflettere le inquietudini mondiali all’indomani dell’invasione russa dell’Afghanistan e della rinnovata tensione fra U.R.S.S e Stati Uniti. African Night Flight ci riporta immediatamente in territori sperimentali: un tappeto di pianoforte, percussioni africane e rumori della Jungla fa da sfondo ad un folle monologo proto-rap, stream of consciousness di Joyciana memoria in cui Bowie dà voce ai pensieri di un pilota tedesco, esule volontario in Sudafrica e prototipo del personaggio sradicato (“sembrava che un giorno o l’altro avrei potuto volare su fin nell’occhio di Dio”). Move On ha l’andamento di marcetta ma i cori etnici in sottofondo la avvicinano ad un pezzo come Warsawa. Yassassin unisce una ritmica giamaicana ad una figura melodica tipicamente araba, con David a impersonare un immigrato turco, sottolineando le tensioni razziali proprie di quartieri berlinesi come Kreutzberg o Neukoln (“siamo venuti dalle fattorie per vivere in questa città”… “tu vuoi combattere ma io non me ne voglio andare”…”sono solo un lavoratore, non un giudice di uomini”). Il flusso psichedelico di Red Sails risente fortemente dell’influenza dei Neu! mentre D.J. è un Funk robotico che vede il violino esibirsi in una scala dal sapore mediorientale e la chitarra partorire un dissonante assolo. Bowie riflette l’”ansia da prestazione” di chi, nel mixare un disco dopo l’altro, non può permettersi il minimo errore. Look Back in Anger sfoggia un’epica progressione melodica ma è al contempo sostenuta da una base percussiva devastante: Dennis Davis fornisce la migliore performance della sua carriera e Carlos Alomar si esibisce in un breve assolo ritmico di chitarra. In Boys Keep Swinging, chiassosa celebrazione della giovinezza contraddistinta da un rumorosissimo tappeto di violino, Bowie incoraggia i propri musicisti a scambiarsi gli strumenti: Alomar è alla batteria, Davis al basso e Murray alla chitarra. L’esperimento conferisce al pezzo l’aura naif tipica del Garage Rock adolescenziale. La struttura del pezzo, la tonalità e gli accordi sono identici a quelli di Fantastic Voyage. La robotica e demente Repetition, cui il violino conferisce ancora una volta sapore mediorientale, fa da sfondo ad un tipico quadretto di violenza domestica. Con il saltellante giro di basso e la cadenzata batteria Afro-Funk di Red Money Bowie recupera una composizione sua e di Alomar risalente al 1977, quella Sister Midnight che costituiva la traccia di apertura di The Idiot. Rispetto al pezzo di Iggy Pop questa versione sfoggia un testo differente e un tappeto di percussioni sintetizzate che conferiscono alla canzone un’atmosfera ancora più marziale.

scary.jpgIl 1980 segna la fine dell’esilio volontario in Europa e vede un Bowie finalmente disintossicato fare ritorno in America, questa volta a New York. Terminata la fruttuosa collaborazione con Brian Eno l’artista torna a metodi compositivi tradizionali. L’esperienza berlinese, però, non è passata senza lasciar traccia: se Station To Station aveva rappresentato una sorta di prologo alla trilogia il sontuoso Scary Monsters (1980) ne costituirà l’epilogo. In questo grandioso album di Art-Rock gli aspetti più sperimentali della musica non prendono mai il sopravvento, piuttosto si pone la tecnica al servizio della forma canzone per dar vita ad un’opera potente e diretta come mai prima.
Oltre al nuovo acquisto Andy Clark (ai sintetizzatori), partecipano alle registrazioni Roy Bittan, già pianista in Station to Station, e il leader dei King Crimson Robert Fripp. La performance di quest’ultimo è persino migliore che su “Heroes”: i trattamenti elettronici di Eno, in effetti, avevano posto in secondo piano l’aggressiva tecnica del chitarrista mentre su Scary Monsters è possibile apprezzarla in tutta la sua devastante potenza. Fripp declina Blues da un altro universo – “gli chiesi di suonare come se stesse duettando con B.B. King” racconta Bowie – fornendo alle composizioni contrappunti di chitarra solista incendiari e contorti.
It’s No Game (Part 1) apre le danze con la delicatezza di un bulldozer: mentre la batteria pesta minacciosa e David inveisce a squarciagola contro non meglio identificati “fascisti” la voce dell’attrice Michi Hirota doppia il testo in Giapponese, accentuando la natura psicotica del pezzo. Up The Hill Backwards, riflessione sulla fine del proprio matrimonio (“siamo legalmente menomati, è la morte dell’amore”) è caratterizzata da una figura di basso melodica e funkeggiante. La tesa ed inquietante Scary Monsters (And Super Creeps) si regge sull’implacabile cassa in ottavi di Davis e sui funambolici riff di Fripp. Bowie, con timbro cavernoso, delinea i contorni di una relazione che sembra aver assunto i toni della follia e dell’incubo (“Lei ha aperto strane porte che non siamo più riusciti a chiudere”…”Mi ha chiesto amore e le ho dato una mente pericolosa”…”Ora è folle per le strade e non riesce a socializzare”); il Gothic Rock dei Bauhaus è già tutto qui. L’epica Ashes to Ashes, in cui ai malinconici tappeti di synt si contrappongono una batteria Ska e un basso slappato, concorre con “Heroes” al titolo di migliore composizione mai realizzata dall’artista. Ritroviamo in essa la figura dell’astronauta Major Tom, apparso l’ultima volta nel 1969 in occasione del singolo “Space Oddity”. Lo avevamo lasciato alla deriva, mentre la torre di controllo era impegnata a cercare di ripristinare con lui i contatti radio; scopriamo adesso che è diventato un tossico, rassegnato a perdersi nella “depressione senza fine dello spazio profondo”. Fashion si prende gioco del patinato mondo delle passerelle combinando un basso Reggae e una batteria marziale con un funky riff di Alomar e con le schegge rumoriste di Fripp. In Teenage Wildlife David sembra liquidare i “ragazzi della nuova onda”, sua stessa progenie, come “roba vecchia in abiti nuovi di zecca”, rifiutando il ruolo di mentore che gli stessi vorrebbero attribuirgli. La drammatica progressione di accordi e il lavoro di Fripp alla chitarra vanno a comporre una melodia davvero notevole, anche se un po’ troppo simile a quella di “Heroes”. L’inquietante Scream Like A Baby sembra recuperare le ossessioni distopiche di Diamond Dogs: il protagonista (un “finocchio”) narra confusamente le fasi della propria cattura e descrive la rieducazione per mezzo di “strane droghe” cui viene sottoposto in un centro di igiene mentale, dove sta “imparando ad essere una parte integrata della società”. Su Because You’re Young, epico Rock-Wave cui Pete Townshed degli Who fornisce un energico contributo alla chitarra, l’artista dispensa al figlio di nove anni una serie di consigli nella speranza che non commetta i suoi stessi errori in amore: frasi come “una notte incontrerai una sconosciuta” che tramuterà “un milione di sogni” in “un milione di cicatrici” riflettono tutta l’amarezza di un uomo appena passato attraverso l’esperienza del divorzio. Kingdome Come è una cover di Tom Verlaine, chitarrista e leader dei Television, formazione New Wave newyorkese molto amata da Bowie. Chiude l’album It’s No Game (Part 2), una rivisitazione del pezzo di apertura in chiave più rilassata, depurata del folle recitativo in giapponese e delle stramberie di Fripp.
In definitiva, Scary Monsters è un’opera matura: fotografa un artista alla soglia dei 35 anni che tira le somme del decennio appena trascorso, riflettendo su sé stesso e sul ruolo che la propria figura ha assunto per le giovani generazioni. Nessun documento avrebbe potuto sigillare la fase migliore della carriera di Bowie in maniera altrettanto significativa.

Federico Fragasso
Federico Fragasso è giornalista free-lance, non-musicista, ascoltatore, spettatore, stratega obliquo, esegeta del rumore bianco

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