Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Le canzoni di Bowie, i suoi personaggi e le attitudini transmediali dell'artista, si intrecciano con l'adolescenza, l'età adulta e l'esperienza con la morte di Simon Critchley, filosofo inglese. Il suo è un commuovente e intimo racconto di formazione, prima ancora di un affettuoso omaggio "filosofico" all'arte di David Bowie. 

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Simon Critchley, classe 1960, è un filosofo inglese, per anni docente presso la New School di New York. Autore di numerosi testi a carattere divulgativo si è occupato anche del rapporto tra religione e nichilismo attraverso pubblicazioni come The Faith of the Faithless o il provocatorio Suicide.

In “Bowie“, il volume pubblicato in Italia da il Mulino con l’accurata traduzione di Massimo Baldini, la cornice ermeneutica è simile a quella della sua ricerca in campo accademico, ma con un approccio più intimo e soggettivo, tanto da trasformare la ricerca intorno all’arte del musicista inglese nella progressiva agnizione di un racconto di formazione. Le canzoni di Bowie, i suoi personaggi e le attitudini transmediali dell’artista, si intrecciano con l’adolescenza, l’età adulta e l’esperienza con la morte dello stesso Critchley.

L’origine di tutto è l’atterraggio alieno di Bowie il 6 luglio del 1972 a Top of the pops. L’esecuzione di Starman viene recepita da Critchley, allora dodicenne e vergine, in tutto il suo potenziale erotico, un’esperienza sensoriale che scuote “gli organi interni” e che con il tempo contribuirà a mettere al centro una riflessione sul concetto di identità, nella sua accezione polisemica, inclusa la forma “decreativa” della scrittura, in riferimento alle riflessioni di Simone Weil.

Critchley elabora quindi una personale autobiografia sentimentale, servendosi della cronologia discografica Bowiana e trovando nelle liriche la materia privilegiata per un’analisi di matrice Heideggeriana sul “nulla”. Nell’arte combinatoria di Bowie, il filosofo inglese ritrova lo “smontaggio” della metafisica tradizionale, individuando nel concetto di identità il massimo della mistificazione e del falso.

A partire da “Of how others must see the faker | I’m much too fast to take that test“, l’arte di Bowie si apre sempre verso una nuova interpretazione dell’essere, diventando esperienza della possibilità. Il “nulla” è quindi una dimensione complessa, che va oltre i continui riferimenti trovati in tutte le canzoni di Bowie, tanto da diventare probabilmente la parola più utilizzata dall’artista inglese, in un’accezione quasi sempre palindroma.

Non sono interessanti quindi i gusti personali del filosofo, severo e rigoroso nel rifiuto del Bowie da Tonight fino a Black Tie White Noise e probabilmente sin troppo affrettato nel considerare la parentesi Tin Machine come una fase ininfluente nella carriera del nostro; Critchley, per fortuna, non è un critico musicale e da vero “ateo” si avventura in un percorso di ricerca spirituale a tratti commuovente, fino a sovrapporre l’esperienza di Blackstar con la morte della madre, un riconoscimento doloroso delle proprie radici, che va di pari passo al ricongiungimento affettivo con la musica di Bowie, perso e ritrovato per una strada dove niente è davvero cambiato.

Simon Critchley
Bowie

il Mulino, 2016 |
CREDITS:

pp. 232, 978-88-15-26641-5
Collana: Intersezioni
Prezzo: € 16.00

 

Michele Faggi

Michele Faggi

Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.