Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Tra i vincitori del concorso Toscana 100 Band, il cantautorato elettronico dei grossetani Monologue arriva al Rock Contest Fiorentino per la quarta eliminatoria del concorso, in programma il 31 ottobre presso il Glue di Firenze. La nostra intervista 

Di

I grossetani Lorenzo Cantini e Gabriele Bernabò decidono di formare un duo tra elettronica e cantautorato alla fine del 2014. Nascono i Monologue che due anni dopo arrivano al 4° posto sui 700 partecipanti al concorso “Toscana 100 Band“. Il primo disco, intitolato “Belle Epoque” lo incidono grazie ai 5.000 euro del concerto, pubblicando solo recentemente, a giugno 2017. Tra il nuovo cantautorato italiano e le suggestioni elettroniche europee contemporanee, i nostri si spingono fino a lambire il difficile e saturatissimo territorio della riflessione esistenziale e sociale, alternata con quel ripiegamento intimo che è di molti gruppi italiani.
Per i Monologue, come ci raccontano in questa intervista, “Belle Epoque” è comunque un disco che documenta un passaggio già lontano, quello dall’adolescenza all’età adulta, con alcune canzoni scritte durante gli anni del liceo.
Per ascoltare la loro nuova produzione sarà necessario andarli a vedere il 31 ottobre al Glue di Firenze, per la quarta eliminatoria del Rock Contest organizzato da Controradio.
Nel frattempo li abbiamo intervistati.

Per consultare tutte le interviste e i contenuti speciali dedicati ai 30 ospiti del rock contest fiorentino, Indie-eye, media partner del festival, ha aperto una sezione specifica da questa parte: Rock Contest 2017, tutti i contenuti 

La Scheda dei Monologue sul sito ufficiale del Rock Contest Fiorentino

Siete tra i fortunati vincitori di Toscana 100 Band, il concorso che vi ha consentito di vincere 5.000 euro per incidere “Belle Epoque”, il vostro primo album sulla lunga distanza. Per un duo nato nel 2014, una bella opportunità. Quanto è stata importante per voi quell’esperienza e  come avete investito quel soldi?

Gabriele: Per noi è stato molto importante vincere quei soldi perché ci ha dato la possibilità di renderci conto di determinate cose. Nella domanda di iscrizione al concorso avevamo preventivato di spendere i 5000 euro per la registrazione delle otto tracce che poi sono finite in Belle Epoque e per la promozione del disco tramite agenzia stampa. Ad oggi devo dire che la collaborazione con l’agenzia stampa per cui abbiamo speso 2000 dei 5000 euro è stato quasi una completo disastro, avendo la possibilità di tornare indietro sicuramente ci penseremmo due o tre volte prima di spenderci dei soldi.
L’esperienza dello studio e delle lezioni di Toscana 100band invece è stata molto istruttiva: i 9 mesi in studio di registrazione sono stati anche molto distruttivi.

Il lavoro in studio per “Belle Epoque” è stato seguito da Stefano “Cocco” Cantini, Jazzista italiano di talento che ha sfiorato il pop con un progetto come “Errante”. Come si è combinata la collaborazione tra un’artista dal background completamente differente dal vostro e per un disco che ha una matrice elettronico-cantautorale molto marcata?

Lorenzo: Stefano ha reso il nostro lavoro molto più pop a livello di sound. Più che collaborazione la definirei una sorta di “consulenza indiretta”, non ci sono stati veri e propri rapporti di natura artistica tra di noi, però ogni tanto ci siamo sentiti. Se devo dirti la verità non ci siamo trovati bene, non è stata affatto una collaborazione spontanea.

Insieme a Cantini si sono aggiunti anche Fabrizio Biscontri, altro Jazzista, Leonardo Marcucci, i cui transiti tra Jazz e pop sono numerosi e il basso di Enrico Mega. Un ensemble notevole, come vi siete trovati a lavorare con musicisti così preparati?

Lorenzo: Fabrizio è sicuramente uno dei migliori della zona, ci siamo trovati molto bene ovviamente. Leonardo ed Enrico sono due musicisti molto competenti e di tutto rispetto, molto professionali. Sotto questo aspetto siamo molto soddisfatti.

A quale “Belle Epoque” vi riferite, considerato anche l’artwork del vostro CD, perfettamente “in stile”?

Lorenzo: L’idea principale dell’album è andata un po’ sfumando in questi anni, conta che lo abbiamo pensato e arrangiato quando ancora frequentavamo il liceo, e si sente, quindi non saprei neanche dirti a cosa mi stessi riferendo esattamente in quel momento e cosa volessi dire. Ti posso dire però che il tutto non è altro che un confronto tra quel decadentismo tipico dei primi anni del ‘900 e il presente, ovviamente in chiave molto ironica. Per il resto libera interpretazione.

L’album ha uno stile molto definito e non esce quasi mai dal solco del duo electro-pop intimista e soggettivo. Monologhi appunto. La chitarra acustica ha un ruolo centrale e la narrazione ricorda un po’ il Battisti di “Una giornata uggiosa”. È la vostra dimensione o c’è anche qualcos’altro ?

Lorenzo: A dir la verità per quanto riguarda Lucio Battisti sono ignorante, non fa parte dei miei ascolti e non incontra  troppo i miei gusti, quindi non saprei proprio. Per quanto mi riguarda  secondo me ci sono state molte influenze provenienti dalla scena indipendente italiana attuale e dai classici cantautori come Rino Gaetano e Francesco De Gregori.

Gabriele: Una delle cose su cui abbiamo cercato di investire di più è stata la dinamica tra le strofe (cantate quasi sempre chitarra e voce) e l’esplosione dei ritornelli e delle parti strumentali, ed è di fatto questo l’elemento che dà al disco uno sviluppo non così scontato. Fra le nostre influenze ci sono anche gruppi della scena europea ed extra-europea (MGMT, justice, tame impala) soprattutto nella scelta dei suoni.

Monologue – Dici – Dir: Francesco Falaschi

Uno dei due video che sono tratti dal vostro album, “Dici”, è stato realizzato dal grossetano Francesco Falaschi, che è un regista molto attivo nel cinema, autore, tra le altre cose, di tre lungometraggi, di cui uno nominato al David di Donatello. Come è avvenuto il vostro incontro e come si è svolta la collaborazione?

Lorenzo: Con Francesco ho avuto il piacere di lavorare qualche anno fa ad una colonna sonora per un suo progetto, è stata una collaborazione abbastanza spontanea. Il videoclip è stato girato e pensato sul momento con l’aiuto dei ragazzi del suo corso di cinema.

Monologue – Ferro e Fiamme – Dir: Lorenzo Antonioni

Anche il video di “Ferro e Fiamme” ha un’impostazione narrativa e cinematografica, è stato realizzato da Lorenzo Antonioni, giovane regista piombinese autore di cortometraggi. Come mai in entrambi i casi questa scelta maggiormente legata al racconto e molto meno alla tendenza visual dei videoclip degli ultimi anni?

Lorenzo: Non mi è mai importato seguire le tendenze, specie se parliamo di arte. Il videoclip è molto concettuale e lo trovavamo molto funzionale al significato della canzone, non è che un mezzo aggiuntivo per parlare di certe tematiche e secondo me funziona abbastanza. Lorenzo è stato bravissimo e ha molto talento, spero in altre future collaborazioni

Considerata la stratificazione sonora del vostro primo album e le illustri collaborazioni in studio, come vengono impostati i vostri live. Suonerete solo in due al Rock Contest o potrete contare sul supporto strumentale di questi ottimi professionisti?

Lorenzo: Da un po’ di anni ci piace circondarci di musicisti almeno per quanto riguarda la sfera live. Al rock contest porteremo Samuele Boscagli, nostro amico e batterista che ormai è con noi da un bel po’ di tempo.

Il rock contest è una vetrina importante per i musicisti esordienti. Rispetto ad altri musicisti che cominciano da zero, la vostra è una strada che sembra già un po’ in discesa, almeno per quanto riguarda le collaborazioni su cui avete potuto contare. Come mai avete deciso di partecipare al concorso fiorentino?

Lorenzo: Una strada in discesa include necessariamente un percorso in salita, e noi stiamo ancora in pianura. Il nostro è un progetto ancora acerbo, ancora in fase embrionale. Comunque abbiamo partecipato al rock contest qualche tempo fa e ci è piaciuta davvero molto l’atmosfera pertanto quest’anno a quanto pare replicheremo!

Monologue su Facebook

 

Bruno Martini

Bruno Martini

Bruno: una laurea in scienze politiche, musica italiana tra gli ascolti principali, e un amore viscerale per tutte le british invasion