lunedì, Ottobre 25, 2021

Third Ear Band – Mosaics: The albums 1969-1979, la recensione e l’unboxing del cofanetto Cherry Red

Third Ear Band, Mosaics, raccoglie le pubblicazioni della seminale e visionaria band britannica, stampate dalla Harvest dal 1969 al 1972. Da Alchemy a Music From Macbeth, un cofanetto con 3CD per gli amanti della psichedelia non allineata: echi medievali, musica orientale, raga, koto music, minimalismo. Un must have. Recensione e video unboxing del cofanetto Cherry Red / Esoteric Recordings

Third Ear Band – Mosaics, Albums 1969 – 1972 – Box 3cd + Booklet (Cherry Red / Eosoteric Recordings) Unboxing Video.

L’origine della Third Ear Band è radicata nelle session londinesi che ogni settimana prendevano forma all’UFO club, la venue messa in piedi da Joe Boyd e John “Hoppy” Hopkins, dove si ospitavano poesia, jam, reading e improvvisazione.

Non solo i Pink Floyd e i Soft Machine bazzicavano quel palco, ma anche tutta la controcultura della città che si era concentrata intorno a Ladbroke Grove e Notting Hill, nel tentativo di trasformare gli stimoli che arrivavano dall’universo beatnik.

In quel contesto si delina la formazione di questo bizzarro e radicale ensamble che allargherà i confini della psichedelia britannica; Dave Tomlin, sassofonista e flautista, Glen Sweeney batterista dalla chiara impronta ed esperienza jazzistica, Roger Bunn, bassista. Durante le session all’UFO, il loro nome è Giant Sun Trolley, con il quale condividono il palco insieme ai già citati Pink Floyd e Soft Machine, sperimentando e applicando a modo loro la lezione minimalista di Terry Riley.

L’anno è il 1967 e la formazione si espande e si contrae in base alle occasioni; insieme allo stesso Sweeney che include nel suo campionario strumentale percussioni e tablas, si uniscono Paul Minns all’oboe e al registatore, Richard Coff con il violino e la viola e Mel Davis al violoncello. Nasce quindi la Third Ear Band, con l’aggiunta di Paul Buckmaster alla viola e un metissage unico di free jazz, musica colta per lo più legata alla tradizione medievale, avanguardia sperimentale e minimalismo, ma soprattutto un ponte tra occidente e molti stimoli che provenivano dalla musica orientale.

Il risultato è assolutamente diverso da quelle che poi sono diventate le consuetudini di certa psichedelia, anche nell’assorbimento del genoma musicale indiano, non solo perché incamerano influenze raga, lacerti di musica cinese, echi di koto music e ovviamente tutta l’influenza del mondo culturale legato alla meditazione trascendentale, ma anche per le modalità con cui tutti questi elementi confluiscono a creare un suono scarno e tagliente, ossessivo e potentemente rituale.

La ritualità è probabilmente l’aspetto che rende ancora la musica della Third Ear Band assolutamente attuale, rispetto soprattutto all’addomesticamento che nei decenni ha subito la cosiddetta world music.

Esoteric recordings e Cherry Red Records, pubblicano un bel cofanetto con booklet di approfondimento e tre CD ristampati nel rispetto delle edizioni originali gatefold (per i primi due) che costituiscono nell’insieme, tre dei quattro lavori pubblicati per la Harvest dalla Third Ear Band.

Il cofanetto si intitola Mosaics, The Albums 1969-1972 e comprende il bellissimo Alchemy, primo lavoro della band, l’omonimo Third Ear Band ed infine Music from Macbeth, colonna sonora del film diretto da Roman Polanski nel 1971, pubblicata l’anno seguente.

Ottimo il packaging come dicevamo e occasione unica per ascoltare queste ottime rimasterizzazioni che rendono l’esperienza immersiva e calda in termini di dettagli sonori.

Se il primo album è un viaggio ipnotico e mistico alla ricerca di quel crovevia alchemico tra la tradizione ermetica e le suggestioni legate a Stonehenge, il secondo viene registrato agli Abbey Road Studios sotto l’influenza dell’LSD, senza Mel Davis e con Ursula Smith che lo sostituisce al violoncello. L’album non ha un titolo, anche se diventerà noto con quello di “Elements“. Creerà non pochi problemi ai tecnici del suono e alla Harvest stessa, tutti perplessi per le scelte sonore della band. Il risultato è quello di un album molto vicino al precedente per unicità e approccio senza compromessi.

Mancano, nel cofanetto, tutti i bonus che erano presenti nel triplo CD pubblicato sempre da Esoteric/Cherry, dove oltre al secondo album erano presenti session, inediti tratti dal terzo album mai sviluppato che avrebbe dovuto intitolarsi “The Dragon Wakes.” e soprattutto la colonna sonora per una produzione televisiva tedesca degli anni settanta, intitolata “Abelard & Heloise“.

Nel 1970 la band viene contattata da Roman Polanski, per il suo adattamento dal Macbeth Shakespeariano, scritto insieme a Kenneth Tynan e prodotto dalla Caliban Films.
Torna anche Paul Buckmaster, che nel secondo album era assente, vengono aggiunti Denim Bridges alla chitarra e Simon House degli High Tide al violino, mentre della formazione originale rimangono solo Sweeney ovviamente e Minns. Già alla fine dell’estate, prima che Polanski contattasse Sweeney, la frammentazione della band era in atto, con un tentativo di cambiarne anche il nome in The Electric Earband, per registrare un album che non vedrà mai la luce, il già citato “The Dragon Wakes”. Tutte le intenzioni vengono dirottate verso il progetto di Polanski.

Nasce Music For Macbeth, forse il lavoro più accessibile della band, ma che mantiene il senso di mistero e perturbante richiesto dallo stesso Polanski e che aveva caratterizzato il suono alchemico dei precedenti lavori. L’oscurità che il regista polacco cerca di esorcizzare dopo i tragici eventi di Bel Air, attraversa sia la pellicola che i suoni del disco, perché se la linea medievale sembra quella più accentuata e sviluppata, c’è una stratificazione sonora inafferrabile e misteriosa che pervade atmosfera e sensi.

Il booklet di 21 pagine è curato da Luca Chino Ferrari, archivista e biografo ufficiale di Third Ear Band Ghettoraga, sito che cura dal 2009

Third Ear Band – Mosaics – The Albums 1969-1970, il box 3CD sul sito ufficiale Cherry Red.

Redazione IE
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