Michael Edward Cotton nasce nel 1939 a Tottenham, a nord di Londra e adotta la tromba come strumento elettivo appena 18 anni dopo per formare successivamente il suo combo alla fine degli anni cinquanta, The Mike Cotton Jazzmen, formato da autodidatti. La fusione con alcuni elementi della Peter Ridge Band, scioltasi da poco e con un contratto discografico ancora da onorare assegnatoli poco prima, consente al gruppo di Cotton di incidere per la EMI sin da subito e di pubblicare diversi singoli per poi assumere il nome di The Mike Cotton Sound nel 1964 anno in cui pubblicano un 45rpm con quel nome e subito dopo il primo album.
Critica e pubblico non se ne accorgono, probabilmente perché la fusione tra mod e Jazz della band non era ancora stata assimilata se non in ambienti underground, mentre il rhythm and blues imperava grazie alla rilettura di alcuni classici ad opera di band come The Rolling Stones.
Il repertorio del MCS si avvicinava maggiormente alla versione funky della scena Jazz contemporanea, recuperando brani di Herbie Hancock (Watermelon Man), Art Blakey (Moanin).
Il suono della band viene in qualche modo dominato dall’organo di Dave Rowberry e passa attraverso una serie di mutazioni, prima di tutto in seguito ai numerosi live che i nostri allestiscono in patria, per lo più supportando artisti come Gene Pitney, The Beatles e James Brown durante una delle sue trasferte britanniche.
Quando nel 1965 il soul della Motown era giunto ad un livello apicale The Mike Cotton Sound imbocca una strada simile con un cantante reclutando Bruce MacPherson Lucas, formatosi in chiesa come cantante gospel e con il quale incidono alcuni singoli per poi passare nel 1967 alla MGM Records per la quale pubblicheranno un’altra manciata di singoli.
Il suono della MCS band cambia nell’arco degli anni passando dal Jazz al soul, fino a sfiorare i territori del progressive con un album inciso per la Decca nel 1970 quando ormai si fanno chiamare Satisfaction.
La raccolta Cherry Red – RPM documenta in modo esaustivo tutte le incisioni della The Mike Cotton Sound, definita come il segreto maggiormente custodito nella feconda scena club inglese degli anni sessanta, dalle prime esperienze mod/jazz, fino all’evoluzione funk-soul e a quella proto-progressive.


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