venerdì, Dicembre 4, 2020

João Gilberto – o amor, o sorriso è a flor (èl, cherry red – 2011)

E’ uscita ufficialmente il 10 gennaio la ristampa di un’introvabile classico di João Gilberto, pubblicato originariamente su Odeon nel 1960 e ristampato negli anni ’90 in vinile all’interno di un’operazione celebrativa che insieme al primo e al terzo album del musicista Brasiliano, pubblicava anche questo in versione ridotta. La versione finalmente integrale pubblicata dalla “divisione” brasiliana della Cherry Red nota come èl, permette di ascoltare non solo classici come Samba de Uma Nota Só, brano di apertura scritto da Tom Jobim e Newton Mendonça , oppure la bellissima Outra vez, che chiude la tracklist originale, ma va oltre presentandoci una vera e propria versione extended sul lavoro di Gilberto grazie all’aggiunta di 23 tracce, per un totale di 35, costituite da una serie di elaborazioni del repertorio di Gilberto vicino agli anni di “o amor…” e  interpretate da artisti come Sergio Mendes, Sylvia Telles, Alaìde Costa, Silvio Silveira, Heraldo do monte e molti altri. Il marchio “Bossa Nova” di Gilberto prende corpo in questo suo secondo album in sole quattro session prodotte da Antonio Carlos Jobim, in un periodo di attività creativa molto ricca per Gilberto, che scriverà il capitolo più rivoluzionario solamente un anno dopo con Ghega de saudade; Jobim, che riferendosi alla lavorazione dell’album parlerà di un’atmosfera di grande pace, scrive sei canzoni per “o amor…” tre delle quali insieme ad uno dei suoi più vecchi collaboratori, Newton Mendonça, queste sono la già citata Samba de Uma Nota Só, Meditacao e la splendida Discussao, con un orchestra che ci racconta una volta di più, quanto immediato e potentemente impressionista fosse il suono elaborato da questi due maestri della musica Internazionale, fatto di storture impercettibili, visioni dolci e atonali desunte (anche) dalla lezione di Debussy. Non può bastare lo spazio di una recensione a descrivere l’impatto di questi suoni su tempi e tradizioni molto differenti tra di loro, si potrebbe passare in modo libero dalla visione tropicalista di Veloso con un movimento interiore alla storia musicale di un paese per poi attraversare molti degli autori Italiani di musica per il cinema, totalmente posseduti dalle possibilità combinatorie della Bossa Nova, basterà citare uno dei brani scritti da Joao Gilberto presenti in “o amor”, lo strumentale um abraco no bonfa, genialmente saccheggiato  dieci anni dopo dall’argentino Luis Enríquez Bacalov per il main theme di Roma Bene, il film diretto nel 1971 da Carlo Lizzani. Ma è la tecnica chitarristica di Gilberto che ancora risulta sorprendente e piena di stimoli, basta pensare a quello che ne hanno desunto una serie di musicisti legati ad una stagione non così lontana della musica americana (Prekop, Prewitt, McEntire) un approccio tra ritmo e melodia che nel privilegiare l’accordo come cellula generativa principale, produceva un vero e proprio dislivello tra gli accenti e lo sviluppo melodico; una sincope che non a caso veniva definita come violão gago, balbuzie appunto che sostengono una voce altrettanto comunicativa e astratta, un sussurro fatto di velluto e di evocazioni ancestrali. Indispensabile.

L’album su èl

Silvano Piombini
Da piccolo mi chiamavano "Piombo", per via del mio cognome non così comune ma ho vissuto una vita tutt'altro che pesante; per vivere vendo pesce fresco nei piccoli mercati rionali e mi piace da morire sporcarmi le mani.

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